Privacy Policy Capezzana e la storia del Carmignano: una visita attesa da tanto tempo

Sono avvezzo ai vini di Capezzana, tanto per dirla alla toscana. Li conosco da tempo, avendo già partecipato ad una degustazione verticale eccezionale durante il Merano Wine Festival 2018 ( puoi saperne di più cliccando qua ), ma non ero mai riuscito a visitare la loro azienda. Le occasioni non sono mancate, così come gli inviti del padrone di casa Filippo Contini Bonaccossi: nonostante il fato si sia messo di mezzo per tardare il mio arrivo, finalmente ho varcato le mura di questa fantastica azienda del Carmignano.

Ringrazio anche Carol Agostini che ha propiziato l’evento, facendo seguito alla precedente giornata passata a La Badiola di Lucca per la presentazione del suo nuovo libro “Cena con fattura d’amore” ( qua trovi l’articolo ). La giornata è stata anche l’occasione per una verticale di degustazione di uno dei vini più iconici della cantina, quel Villa di Capezzana di cui le annate storiche arrivano fino al 1925. Per l’occasione ci siamo fermati “solo” al 1931, godendo di una carrellata di produzione fin quasi a giorni nostri.

La villa storica di Capezzana

La storia di Capezzana e del Carmignano parte da molto lontano

Per iniziare il racconto di Capezzana è bene comprendere da dove derivi il nome: FIlippo ci racconta della storia del centurione Captus, il quale ricevette le terre sulle quali sorge oggi Capezzana come ricompensa per i successi di guerra. Ovviamente sono tanti i riferimenti da citare, basti pensare che la storia della coltivazione di vite ed olivo nel Carmignano parte da lontano: lo sapeva bene il Granduca Cosimo III de’ Medici quando pubblicò nel 1716 il suo Editto in cui inserì la zona tra le quattro migliori per la produzione di vino in Toscana. Si narra che a quei tempi il vino di Carmignano fosse venduto ad un prezzo di 3/4 volte superiore a quello di altri vini toscani, denotandone pregio e qualità.

L’impatto che i Medici ebbero sul vino toscano è di vitale importanza, visto che furono gli artefici del successo commerciale dei vini toscani. Si può considerare l’Editto del 1716 come la prima forma di legislazione del vino, atta a fornire regole di produzione per ottenere non solo una maggiore qualità finale, ma anche regole sulle quantità di uve prodotte e sui metodi di trasporto delle stesse. Quindi, cari amici francesi, mettete l’anima in pace ed accettate di essere arrivati secondi!

Carmignano: il legame con l’Europa e la sponda oltreoceano

Senza dimenticarci che circa 200 anni prima un’altra esponenente della famiglia Medici, la regina consorte di Francia Caterina, influì sulla storia del vino di Carmignano. Si narra che inviò dalla Francia l’uva francesca ( modo dell’epoca per definire l’odierno Cabernet Sauvignon ) per essere impiantata nelle zone del Carmignano. Il nome tradisce l’ovvia origine transalpina ma, visto che ancora oggi fa parte delle uve ammesse alla produzione, possiamo dire che non ci fu intuizione più giusta.

Volendo si può continuare, parlando del Carmignano come primo vino italiano presente alla corte della Regina Anna d’Inghilterra agli inizi del 1700. Fu anche il primo vino italiano esportato negli Stati Uniti grazie a Filippo Mazzei, originario di Poggio a Caiano, che partì dall’Italia, girando vari paesi, fino all’approdo nei neonati Stati Uniti. Lì strinse un legame di stima e di amicizia con Thomas Jefferson, al punto che alcuni suoi ideali sulla libertà e l’uguaglianza vennero ripresi all’interno della Dichiarazione d’Indipendenza americana.

La cantina storica di Capezzana
Cantina storica di Capezzana

La cantina di Capezzana è la memoria storica della zona

La famiglia Contini Bonacossi è oggi custode della tenuta di Capezzana ed ha il compito di tramandare la sua antica storia, venuta a contatto con nobili famiglie, come i Franchetti Rothschild, e partita secoli or sono come citato poc’anzi. Avere una solida tradizione ed essere un tutt’uno con il territorio non implica che non possa coesistere anche una visione proiettata al futuro: è nel dna di Capezzana, visto che si sta affacciando la quinta generazione a dar mano nella gestione aziendale.

Dagli anni 20 in poi ( periodo in cui il Conte Alessandro Contini Bonacossi comprò i terreni dove oggi sorge Capezzana ) di passi avanti ne sono stati fatti molti e tanti sono stati antesignani per la stessa zona di Carmignano. Basti pensare che negli anni 30 erano già presenti figure come l’enologo e l’agronomo, ma è giusto citare anche la tinaia, costruita dal nonno di Beatrice, Benedetta e Filippo, in cui i contadini mezzadri portavano le uve per essere vinificate, accentrando di fatto la produzione ed il relativo controllo sulla qualità delle stesse.

I decenni sono serviti anche per effettuare scelte ben precise, come quella dell’agricoltura biologica, portata avanti dal 2009, oppure quella di non fare più utilizzo di lieviti starter decisa nel 2013. Il rispetto del territorio in cui si produce vino od olio deve essere prima di tutto una scelta consapevole e maturata con senno oggettivo, piuttosto che una mera presa di posizione dettata dal marketing. Lo sapeva bene Vittorio Contini Bonacossi che diceva, già anni addietro, che “siamo tornati a delle pratiche agricole che erano in normale uso non molte decine di anni indietro. Non è un ritorno alla preistoria ma solo a una presa di coscienza diversa, più terra terra.”

Degustazione Villa di Capezzana dal 1931 ai giorni nostri

Non basterebbe un articolo per raccontare la giornata passata a Capezzana, considerato il tour esplorativo in cui Filippo ci ha condotti durante la mattinata. Passare attraverso i corridoi della cantina, camminare in quelle mura e vedere con i propri occhi l’archivio storico dell’azienda è qualcosa che fa battere il cuore. Sono passate generazioni di vignaioli da quelle mura, le stesse che oggi custodiscono i vini che guardano con slancio deciso al futuro della cantina.

Avere il privilegio di essere spettatore di una storia così affascinante non è scontato: iniziare da un vino del 1931, passando attraverso il 1968 ed il 1981, per arrivare fino al 2011 è un viaggio sensoriale che permette di entrare in vera sintonia con la storia produttiva di una cantina.

Quando si legge ( e si racconta ) che ogni singola annata influisce sul vino, è vero ma lo è altrettanto pensando al vissuto che c’è dietro ogni vendemmia: donne e uomini che hanno lavorato ogni giorno in campagna per portare a maturazione le uve, che hanno eseguito operazioni di cantina ed operato scelte a volte non facili per arrivare al risultato finale che avevano immaginato.

Il mondo è cambiato ed il vino lo racconta

Ovviamente oggi viviamo in un mondo che è diametralmente opposto a quello del 1931, ma al tempo stesso che è anche molto diverso dal vicino 1981. Sono passati solo quarant’anni ma, in questo lasso di tempo, il mondo del vino, ed ancor di più il mondo in generale, sono stati stravolti da accadimenti, scoperte, eventi anche solo impensabili all’epoca. Degustare vino permette pertanto di rivivere momenti di storia, cercando di immedesimarsi nella stessa atmosfera del tempo. Può sembrare un pensiero fin troppo romantico, ma a me piace pensare che ci sia anche altro, oltre che la mera e semplice degustazione, dietro un calice di vino.

Ma ora è meglio lasciare spazio al racconto delle 5 annate bevute a Capezzana, che questa volta racconterò in maniera un pò più approfondita rispetto al solito. Partiamo.

Villa di Capezzana 1931

Non trovo parole plausibili per raccontare la bellezza e la luminosità del suo colore, considerando l’annata scritta sulla bottiglia. È semplicemente stupefacente. Per quanto riguarda i profumi finezza ed eleganza risiedono in questo calice, riuscendo ad unire discrezione e presenza olfattiva come ho riscontrato poche altre volte. Frutti rossi disidratati, fico secco, carruba, legno di sandalo, spezie orientali, tè nero e ricordi di sottobosco, oltre a liquirizia e canfora. Fantastico.

In bocca il miracolo continua: il vino è vibrante, vivo, mai seduto od in attesa della sua sepoltura. Ci sono note agrumate, sfumature ematiche, sapidità ed acidità larga a tutta bocca e portatrice di buona salivazione. Il tannino non è scappato, ma ancora dà il suo contributo nel rendere bello ed elegante questo grande vino. Lunghissimo e quasi infinito in persistenza, chiude lasciando ricordi di tabacco umido e caffè. Che esperienza!

Villa di Capezzana Riserva 1968

Ha un colore ancora lucente ed un pò più pieno nella matrice rispetto ale 1931. Anche al naso porta profumi in modo più diretto e corposo dove prevalgono caffè, nocciola tostata, buccia di arancia, noce moscata, miele e potpourri. Ha comunque eleganza ed ancora tempo per raggiungere le vette qualitative del suo predecessore.

In bocca ha ricordi ferrosi, un’acidità agrumata che risulta più lunga che nel 1931, ma anche più “stretta” e meno avvolgente al palato. Nel gusto prevalgono ricordo erbaceo e balsamicità, a discapito dei frutti, mentre sono evidenti speziatura, piccantezza e con finale iodato e salato. Il tannino è più sfilacciato rispetto a quello composto del 1931, ma tutto l’insieme dimostra che anche il 1968 è un vino di razza.

Villa di Capezzana 1931 e 1968
Degustazione di Villa di Capezzana 1931 e 1968

Villa di Capezzana Riserva 1981

Il colore nel calice continua a riempirsi di materia, lasciando le sfumature mattonate ed aranciate per tornare su più classici lidi granati. Al naso si dimostra un vino più “noir”, grazie a ricordi affumicati e di incenso che arrivano immediatamente. Superata la prima coltre è il turno di cannella, pepe rosa, frutti canditi e sciroppati, profumi dolci del legno. Ha garbo e grazia nel presentare i profumi, a cui nel finale si aggiungono ricordi di pellame e note ferrose.

Quando lo assaggio noto il suo essere esile, sottile nella portata tannica, ma al tempo stesso ampio in fatto di acidità, donando densità al palato e gusto saporito. Sento frutti appassiti con retrogusto amaricante, c’è meno dolcezza del frutto e prevale la parte ferrosa che ritorna a fare capolino. Ha meno eleganza e finezza in bocca, perché acidità e tannino si alternano in un balletto poco equilibrato: l’acidità compare e scompare dalla bocca, mentre il tannino porta secchezza nelle mucose. Forse è in un momento meno brillante: chissà cosa potrebbe esprimere in altre occasioni.

Villa di Capezzana 1998

Il salto generazionale si vede e si sente. Il colore è ancora bello pieno, più tendente al rubino piuttosto che al granato, donando comunque lucentezza al vino. Al naso lo si potrebbe quasi scambiare per un vino giovane, sopratutto dopo aver degustato gli altri, invece stiamo parlando di un vino che ha già 23 anni sulle spalle. Difficile da metabolizzare.

Torna preponderante la densità della polpa dei frutti e si sente: mora, mirto e cassis sono immediati. Dopo è il momento di cioccolato, foglie di menta essiccate, di nuovo sfumature di liquirizia e tabacco fumè. È più caldo ed ampio in bocca, caratterizzandosi per un sorso più glicerico e corpulento. Percepisco sentori di pepe che donano piccantezza ed un tannino più fitto ed un pò meno aggrazziato che negli altri vini, pur tuttavia mai eccessivo. Dopotutto scorre dinamico, grazie ad un’acidità rintracciabile in ogni movenza nel palato, pur avendo un estratto in materia importante. Nel finale di bocca ecco prugna secca, cioccolato e tratti fumè.

Villa di Capezzana 2011 “10 anni”

Fa strano parlare di un vino di dieci anni fa come giovane, ma quando si assaggiano quelli di Capezzana è un “rischio” che si deve correre. Il colore denota già un passo diverso rispetto ai precedenti, con un lucente e brillantissimo rosso rubino che mette curiosità. Al naso i profumi raccontano di frutti ancora giovani, quasi croccanti. Sento ricordi floreali ma sono delicati, mentre la sfumatura balsamica è ben più evidente, allo stesso modo del sentore di foglie di tabacco. Forse è un pò chiuso e meno espressivo di altri al naso.

Al sorso il tannino ha ancora un ruolo da protagonista: prende ai lati del palato in modo deciso e chiude per qualche secondo la strada allo distendersi di altre qualità. Dopo arriva la vena fruttata, rotonda e piena a dare vigore ad un sorso ben piacevole e lungo in freschezza. C’è sapore nel vino ma, nonostante una buona densità del liquido, c’è anche scorrevolezza nella beva. È un vino che saprà evolversi perché, nonostante abbia già dieci anni, sembra ancora fermo ai nastri di partenza.

Degustazione Villa di Capezzana 1981, 1998 e 2011
Degustazione Villa di Capezzana Riserva 1981, 1998 e 2011

Saluto Capezzana con la speranza di tornarci presto

Colgo l’occasione per ringraziare Carol Agostini di essersi fatta carico dell’organizzazione di questa giornata, in occasione della presentazione del suo nuovo libro “Cena con fattura d’amore”. Molte volte mi succede di voler tornare in un’azienda vinicola che ho visitato, ma a Capezzana so che sarà una necessità. Mi è mancato il giro per vigne, calpestare i terreni che fanno nascere questi vini e vedere da vicino le tipicità dei suoi territori. Il periodo e la giornata non erano dei migliori per mettere i piedi nella terra bagnata, per cui spero che Filippo abbia voglia di riavermi come suo ospite in tarda primavera. La zona di Carmignano e Capezzana meritano ben più di una sola visita!

Degustazione Villa di Capezzana dal 1931 al 2011

di MORRIS LAZZONI

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5 Gennaio 2022. © Riproduzione riservata