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Si è soliti dire che è più facile andare in capo al mondo, per poi tralasciare quelli che a noi sono più vicini. Recarmi nelle colline lucchesi rientra in questo assioma e la visita a Colle di Bordocheo è scaturita dalla voglia di mettere piede in vigne prossime a casa. Ringrazio quindi Amelia De Francesco ( scopri chi è ), responsabile della comunicazione per conto di Colle di Bordocheo, che mi ha invitato in una bella e soleggiata giornata di Aprile.

Ero stato nelle colline lucchesi in autunno scorso, quando visitai l’azienda La Badiola ( cliccando qua si va all’articolo ), ma era un periodo ben diverso e con ben altre dinamiche meteorologiche e climatiche. La zona delle colline lucchesi affascina sempre per la capacità di offrire scorci collinari mai eccessivamente aspri, bensì morbidi e rilassanti, inclusi in un contesto ambientale che da secoli fa della ricerca della bellezza e della buona vita i propri punti cardine.

Non è infrequente capitare nei pressi di antiche ville nobiliari, mentre si direziona il muso dell’auto alla ricerca della propria destinazione, scoprendo che qua, ancor prima del vino, c’è stata per secoli una fiorente vita culturale. La strada improntata all’enologia, iniziata pochi decenni fa, ha invece rinfoltito l’antico lustro artistico, riuscendo anche ad attirare importanti personalità straniere, come ebbi modo di constatare durante la visita a Villa Santo Stefano ( qua l’articolo che scrissi ).

Colle di Bordocheo: storia di famiglia alle spalle e futuro ben delineato in avanti

Arrivato a Colle di Bordocheo ho modo di conoscere gran parte del team, compresa la titolare Barbara, che porta avanti l’azienda di famiglia, fondata negli anni 60. La località in cui ci troviamo è Segromigno in Monte, con la cantina e lo spazio ricettivo siti poco prima della propaggine collinare in cui si sviluppa parte dei vigneti aziendali.

La disposizione delle vigne si dipana in lunghezza, partendo da una posizione pianeggiante, in cui si trovano terreni più sciolti, salendo sempre più verso clivi pronunciati in cui prevale l’argilla. La coltivazione è certificata bio dal 2018, con un’estensione di circa 10 ettari vitati ( su 20 totali ), divisi in egual modo tra proprietari ed in affitto. I vitigni coltivati seguono la tradizione delle colline lucchesi, fatta di incroci tra autoctoni ed alloctoni: al Vermentino, al Trebbiano, al Canaiolo ed al Sangiovese si contrappongono, tra gli altri, Chardonnay, Syrah e Merlot. La tradizione vinicola a Lucca è di casa, anche se storicamente indirizzata verso una logica produttiva di consumo famigliare, quotidiano e da pasto.

Barbara Chelini racconta come la sua famiglia abbia iniziato da una situazione rurale ed agricola, per poi cambiare in divenire con una crescita nella ricerca degli obiettivi finali: dalla semplice coltivazione agricola degli anni 60, si passa attraverso la prima ristrutturazione di alcuni ruderi negli anni 80, per arrivare ad una definitiva dimensione con gli anni 90, che vedono l’inizio del cambio di passo nella logica produttiva e nella ricerca qualitativa dei vini.

Giro in vigna con Filippo d’Arrigo, enologo di Colle di Bordocheo

A mio avviso una visita in una cantina non può prescindere dalla vigna: ecco il motivo per cui Filippo mi accompagna nella parte superiore dei vigneti, da cui è possibile anche ammirare il dispiegarsi dei rilievi collinari circostanti. La posizione delle vigne in alto è favorita da un’ottima esposizione alla luce solare, oltre ad accogliere le brezze ventose che sono routine.

Sono stato a Colle di Bordocheo ad Aprile, in periodo iniziale della crescita germogliare e dove ho potuto constatare, imbeccato da Filippo, la sostanziale differenza di crescita tra Syrah e Sangiovese: filari vicinissimi, nello stesso vigneto ma con risultati ben differenti. Per questo consiglio di andare in vigna, quando si visita una cantina: vedere con i propri occhi la conformazione del terreno, la gestione dei vigneti ed ascoltare le parole di chi calpesta quei suoli tutti i giorni, è fondamentale per farsi un’ottima cultura in campo enologico.

La nuova barricaia di Colle di Bordocheo

Facciamo un passo anche in cantina, per un assaggio dei vini da botte ( davvero promettenti ): la cantina negli anni è stata ampliata e resa più moderna, con una nuova parte dedicata alla barricaia per l’affinamento sia dei bianchi che dei rossi. Gli ambienti sono ben tenuti, giusti nelle dimensioni e mai troppo soffocanti. C’è molta cura nella pulizia generale, altro aspetto mai da sottovalutare, che fa intendere la cura e l’attenzione messe in campo dall’azienda.

Vini, assaggi e chiaccherata con vista sui vigneti di Colle di Bordocheo

Il momento di mettersi a sedere ed assaggiare i vini, prendendo appunti e scrivendo, è arrivato. Nonostante ami la tecnologia, mi piace aprire il Moleskine e prendere appunti: so che sarebbe più comodo con pc o tablet, ma vuoi mettere quanto è affascinante scrivere su carta le emozioni che ti dà un vino?

Conosco Antonella, responsabile dell’accoglienza a casa Colle di Bordocheo, e ci mettiamo comodi per iniziare l’assaggio, partendo anche dal loro ottimo olio extra vergine, altra perla enogastronomia delle colline lucchesi. Non so un tecnico assaggiatore di olio, ma ne sono un vorace consumatore: è davvero ottimo, piacevole, fruttato e mai sgarbato in piccantezza.

Vini bianchi in degustazione

Vermentino 2020: frutti bianchi, erbe aromatiche e ricordi mentolati. Piacevole al naso, fine e buona integrazione tra i sentori. È ben teso al palato, nonostante sia ampio nel frutto, con buona sapidità, lunghezza di gusto che lascia ricordi citrini e non male come persistenza. Davvero godibile.

Bianco dell’Oca 2019: assemblaggio di Chardonnay, Vermentino e Traminer ( 45%, 45% e 10% ) con fermentazione ed affinamento misto tra acciaio e tonneau. Al naso ha sentori di frutti gialli maturi, carichi di profumi e quasi disidratati, con piccoli accenni di idrocarburi. Poi fieno, cannella, accenni burrosi e buone doti di eleganza e finezza. Tanti sentori agrumati al palato, con distensione in acidità lunga e costante. Sapidità ben percettibile, sorso avvolgente, affascinante nella sua appena celata rotondità e finale lievemente amaricante. Vino di spessore e con bel futuro.

Seimiglia 2019: Trebbiano macerato sulle bucce e fermentato in tonneau per una produzione inferiore alle 1000 bottiglie. Al naso arriva complesso e vario nei profumi: pesca matura, fico, miele di castagno, frutta secca, tè, noce moscata. Tutto ampio, di buona espressività ma senza eccedere nel “troppo”. In bocca è un vino di struttura, ma pure sciolto, dinamico nel sorso e mai seduto. Lascia la bocca salivante, polposa e la persistenza dura per vari secondi. Giusta grassezza, acidità continua e sapidità degna di nota creano un bel ricordo finale.

Passiamo ora ai vini rossi

Bordocheo Rosso 2019: è il vino che ricorda la tradizione del vino lucchese, è un connubio tra frutti neri ed erbaceo, con delicate note speziate e trama alcolica non troppo evidente. Il tannino al palato è smussato e non sferza, c’è gusto, tanto frutto e sincerità di beva. Piacevole, schietto e di buona qualità. Sangiovese, Canaiolo, Ciliegiolo e Merlot.

Lanario 2019: secondo anno di produzione per questo Syrah in purezza, che al naso porta mora e cassis carichi di profumi, pepe nero, cumino, poi fini note balsamiche. Confidente. In bocca ha spessore, piccantezza ma una gestione alcolica ben fatta, con l’acidità che non manca di alleggerire il sorso. Il tannino è giusto, presente e mai eccessivo. Finale fruttato e salivante: beva facile facile.

Picchio Rosso 2019: arriva scuro ed evoluto nei profumi, con frutti neri ben maturi, foglie di tè, liquirizia, polvere di caffè, erbe secche, ricordi balsamici e oliva nera. Tutti i profumi riescono a stare uniti assieme, donando al vino un’interessante armonia olfattiva. In bocca è vivido, succoso e con ingresso fruttato. Il tannino è importante, deciso e fa capire che ha stoffa, donando solo leggeri ricordi polverosi, ma senza mortificare la distensione dell’acidità. Resta solo un finale secco ed asciutto, a dimostrazione che il vino è ancora alla ricerca di una giusta armonia tra affinamento in legno ed altri parametri. Sangiovese e Merlot.

La mattinata da Colle di Bordocheo è volata veloce, segno che convivio e piacevolezza sono stati alla base del nostro incontro. Ho apprezzato anche il pranzo post degustazione, che ha permesso di conversare a ruota libera di storie personali ed attualità del mondo vinicolo. Grazie alla squadra di Colle di Bordocheo, a Barbara ed Amelia in primis, le quali hanno reso possibile la conoscenza reciproca.

di MORRIS LAZZONI

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Il vino è semplice da capire, basta avere passione

6 Maggio 2022. © Riproduzione riservata