La passione può far fare tante cose! Può far scrivere di vino, come nel mio caso, o può portarti a lasciare il centro di Pisa per fare vino naturale a Calci! Ecco l’esempio di Matteo e di Fattoria San Vito!

 

Vigneto Fattoria San Vito

 

Fattoria di San Vito è l’avamposto del vino naturale a Pisa

Ci sono tante aziende che fanno vino naturale in giro per l’Italia e anche nella provincia di Pisa. Ma il racconto di Matteo, titolare di Fattoria San Vito a Calci, è di quelli che ti sorprendono. Il padre era appassionato di vino, lui no perché faceva il libraio in centro a Pisa. Stava bene in centro e mai avrebbe pensato di tornare a vivere in campagna.

Il padre si è iscritto alla facoltà di Enologia a Pisa per capire come trasformare il vino fatto per sè in un qualcosa di valido da vendere. Matteo invece continuava ad essere lontano dalla vita bucolica e campagnola di Calci, preferendo la centralissima zona di Borgo Stretto a Pisa.

Poi è scattato qualcosa, è scattato l’amore di Matteo verso il vino e la natura. Oggi sarebbe impensabile vederlo lontano dal vino, quando ascolti le sue parole, piene di amore per la vigna e per la vita che conduce tutti i giorni. Vuole fare tutto da solo, dal lavoro nei filari fino alla cura del verde intorno ai vigneti, oltre al lavoro in cantina e alle degustazioni. Non lo fa perché è un accentratore, lo fa perché gli piace e ama il contatto con la natura e la dimensione in cui vive. Forse ha voglia di recuperare il tempo perso lontano dal vino e da vigneti: non lo so, ma quando parla del vino lo sguardo si illumina di passione!

 

Io e Matteo a Fattoria San Vito

 

Prima un giro nei vigneti di Fattoria San Vito con vista sulla Certosa Monumentale di Calci

 

Fattoria San Vito si trova ai piedi della bellissima Certosa Monumentale di Calci, gioiello della Valgraziosa, fondata nel 1366 da nobili famiglie della zona, e rimasta a fasi alterne monastero dell’ordine certosino di San Bruno fino al 1969. Grazie alla sua posizione privilegiata sulla vallata sembra custodire i vigneti e gli oliveti della zona, guardandoli dall’alto della sua stupenda maestosità. L’unica nota stonata della giornata è che la Certosa Monumentale fosse chiusa: ma conoscendo i modi in cui il nostro stato gestisce i beni culturali, non mi stupisco!

 

Certosa Monumentale di Calci

 

Durante la passeggiata nei vigneti Matteo non si è tirato indietro nel parlare della sua storia e della passione che lo lega al vino. Camminando tra le vigne siamo subito entrati in sintonia sullo stile con cui porta avanti la sua viticoltura e l’amore che ci mette. Ribadisco le parole amore e passione, perchè Matteo nella sua azienda produce circa 4.000 bottiglie! Hai in mente quanto sacrificio ci sia per condurre i vigneti in modo naturale ed, al tempo stesso, vinificare con altrettanto rispetto delle uve?

Le alte temperature del 20 Luglio non ci hanno impedito di fare il giro dei vigneti a piedi, partendo da quelli vicino a casa fino ai nuovi impianti che lambiscono i confini della Certosa Monumentale. Il tratto somatico della vigne è sempre il solito: rispetto totale della natura e nessun utilizzo di chimica sulle vigne ed in cantina! Ti lascio ad un breve video che ho girato in vigna: parla meglio di lui di me!

 

 

Il rispetto per la natura e la vigna prima di tutto!

In sostanza a Fattoria San Vito non si usa nulla che possa disturbare l’ecosistema naturale del vigneto: non troverai pesticidi, diserbanti, insetticidi o diserbanti, ma solo rame, zolfo, propoli e alghe. Queste attenzioni servono per dare valore e lasciar esprimere al meglio le vigne di famiglia: sono circa due ettari, di cui uno intorno alla casa padronale ed un altro nelle immediate vicinanze della Certosa Monumentale. C’è un pò di distanza e l’abbiamo coperta a piedi, io e Matteo, mentre mi raccontava gli aneddoti della sua vita e la decisione di tornare in campagna dopo l’esperienza da libraio a Pisa centro.

I genitori di Matteo producevano vino per sè e per qualche amico che veniva a prenderselo in damigiana, a testimonianza che il lavoro fatto fosse già gradito. Ma erano tempi in cui non esisteva ancora la Fattoria San Vito di oggi: la ristrutturazione dei casali inizia nel 1989 con in dote meno di un ettaro e 200 piante di olivo.

 

Ho visitato un altro produttore, anche lui fervente convinto del vino naturale: si chiama Marco Verona e si trova a Massa. Hai già letto l’articolo che ho scritto su di lui?

 

Nei primi anni 2000 il padre di Matteo si iscrive alla Facoltà di Enologia per imparare a fare meglio il vino, mentre piano piano Matteo sente il richiamo della campagna, decidendo di cambiare vita e tornare a Calci. L’attività di libraio non era più fondamentale, mentre cresceva la passione per il vino e la voglia di sfruttare il “capitale naturale” già in dote alla famiglia. È l’anno 2011 ed il futuro di Fattoria San Vito è segnato: una nuova generazione si appresta a seguire le orme del padre! La prima vendemmia è del 2014 con sole 200 bottiglie per tipo, fino alle 1.000 per tipo del 2016! Prima ti ho già detto che fanno solo 4.000 bottiglie, ma voglio ripeterlo: hai capito quanta passione ci vuole per tirare avanti?

 

Diversi vini per diversi vitigni, ma sempre fatti in modo naturale

 

Gamma vini Fattoria San Vito

 

La bellezza dei vini di Fattoria San Vito è la corrispondenza con le uve di provenienza. Non ci sono trucchi o magie per creare questi vini, piuttosto c’è duro lavoro in vigna e massimo rispetto delle uve in cantina. Ti ho già parlato che in vigna non viene utilizzato nulla di chimico, ma anche in cantina le attenzioni non sono da meno!

Le uve vengono portate in cantina per la pigiatura o pressatura veloce, facendo uso solo dei lieviti indigeni presenti sulle bucce. Sai cosa vuol dire? Se ti sei perso per strada, non c’è problema: corri a leggere il mio articolo dove ti parlo come si fa il vino e togliti tutti i dubbi!

Quindi Matteo non aggiunge lieviti per favorire la fermentazione, ma usa solo quelli presenti nelle uve. Ma non fa neppure chiarifiche o filtrazioni del vino, rendendolo limpido grazie a decantazioni e travasi per togliere eventuali impurità e renderlo limpido agli occhi del consumatore. La decantazione non è qualcosa di strano, ma un semplice processo fisico con il quale si fanno depositare fecce e residui del vino sul fondo del tino. Se la mia spiegazione non ti soddisfa, questo breve articolo di Slowfood lo spiega molto bene!

Infine l’affinamento dei vini è solo in acciaio, non c’è legno che possa andare a modificare le sensazioni delle uve: l’acciaio è l’unico materiale che può tenere intatti gusto e sapore. Sei hai ben capito quanto ti ho detto, non ti stupirai di leggere i miei commenti positivi durante la degustazione.

 

Fattoria San Vito Nicosia 2016

Mi piace per come sia polposo e carnoso al naso, portandomi a sentire toni fruttati caldi e maturi. Mi ricorda la pesca gialla e la mela golden piene, colorate e piene di polpa succosa. Nonostante abbia solo 12 gradi alcolici al naso l’alcol dà quel giusto calore che riempie le narici, mentre mi affascina sentire il tocco gentile della camomilla e del fieno essiccato, abbracciati da un fine pizzicore del pepe bianco. L’espressione aromatica al naso è pulita, lineare e chiara come te l’aspetti!

Fattoria San Vito Nicosia 2016

Al palato riesce a riempire e a scaldare la bocca con pienezza di sapori, gli stessi sentiti al naso. È coerente e sincero nel dare un filo conduttore tra le sensazioni olfattive e quelle del gusto: porta polpa in bocca, tanto gusto, materia piena e che allarga in tutto il palato. Mi piace la sua persistenza che abbraccia la lingua e le gengive in un morsa densa di frutti e sapore che mi lasciano innamorato di questo vino!

 

Fattoria San Vito Santo Pietro 2016

Arriva il primo rosso della batteria che è figlio di un assemblaggio di uve foreste come Cabernet Sauvignon e Merlot. Si capisce subito che non sono di fronte ad un Sangiovese, perchè arriva con profumi confidenti ed amichevoli. Sono gentili, delicati, quasi hanno un ricordo dolciastro tanto fanno pensare a mora, ribes e ciliegia carichi di sapore.

Non manca anche una fine traccia di rosa fresca, mentre l’olfatto è mosso da una pizzicante traccia di pepe nero e dal calore dell’alcol che sorprende senza intaccare il piacevole equilibrio. In bocca è carnoso, vivo, salivante. Ma al tempo stesso croccante, con un tannino abbastanza astringente, ma che si accoda alle altre sensazioni senza volere troppe attenzioni.

Mi piace anche la sapidità che ha, quasi a bilanciare la decisa nota fruttata che si è fatta sentire finora. Dura vari secondi in bocca, dando in ogni momento freschezza e salivazione che allietano la bevuta.

Fattoria San Vito Santo Pietro 2016

 

Fattoria San Vito Cartusia 2016

Con il Cartusia ho la certezza di essere in Toscana, non ho dubbi. Qua caro mio ritrovo il Sangiovese, il re della Toscana. Certo che la zona non è il Chianti Classico o Montalcino, per cui le differenze con i Sangiovese di quella zona ci sono. Certe espressioni di profumi, però, sono simili, come il bel sentore ematico/ferruginoso che mi arriva diretto e senza remore, oltre a ciliegia marasca, mora e lampone maturi e con una bella gamma aromatica.

Mi piace come il resto dei profumi si integri alla perfezione con un misto spezie che parla di pepe nero e chiodi di garofano, assieme al fresco e delicato profumo di rosa che alleggerisce la carica olfattiva. Se devo dare un premio al Cartusia lo do per come si comporta al palato.

Quanto è carico nell’assaggio! È davvero croccante, gustoso e fresco, acidulo e con tanta salivazione. Stai tranquillo che il tannino non gli manca: c’è tutto, perché la sua astringenza non puoi non sentirla, ma lascia passare anche l’acidità tipica del Sangiovese per dare aria fresca al palato. Mi sono imbattuto poi nella sua pienezza, davvero difficile da credere per un Sangiovese così giovane e che ha fatto solo acciaio.

È un vino franco, diretto e se fosse una persona sarebbe uno di quei tipi schietti e senza troppi peli sulla lingua. Non vuole essere il vino principe dell’eleganza, come i suoi simili di Montalcino, piuttosto mostrare un carattere deciso, immediato e sincero che faccia scoprire quanto anche questa zona possa ben interpretare il Sangiovese. Ah, è ben persistente se ti stavi chiedendo della sua durata al palato!

Fattoria San Vito Cartusia 2016

 

Corri da Matteo e Roberta

I vini sono buoni, i vigneti e la Certosa Monumentale anche e l’accoglienza che Matteo e Roberta mettono sul piatto fa davvero sentire a casa. Parlo di piatti perché ho fatto la degustazione dei vini a pancia piena: zuppa toscana, formaggi, focaccia, bruschette con l’olio ed altro.

Non potevo che uscire con il sorriso da Fattoria San Vito: non solo perché ho assaggiato vini buoni e ho visto vigneti che accarezzano la vista di un appassionato. Sono le parole di Matteo ed il cuore che ci mette che ti fanno capire quanto questo progetto sia da amare!

Il progetto di Fattoria San Vito è vincente e se ne sentirà parlare ancora: ovvio che 4.000 bottiglie sono poche, nonostante gli sforzi siano gli stessi di un’azienda più grande. Non ti ho raccontato tutto, qualcosa l’ho tenuto per me: è questo il bello di andare in cantina e parlare direttamente con i produttori. Il vino si può studiare sui libri, poi però serve “il praticantato” sul campo, è lì che ti fai le ossa!

Matteo e Roberta però hanno caparbietà e sanno il fatto loro: sono mossi dalla passione e questa è la certezza che non li farà mollare.

 

di MORRIS LAZZONI

VinoperPassione

Il vino è semplice da capire, basta avere passione

25 Luglio 2018. © Riproduzione riservata