Quando ho conosciuto Andrea Puccinelli di L’Agona ero davanti al suo banco di degustazione dell’Anteprima dei Vini della Costa Toscana a Lucca e gli feci la promessa di visitare quanto prima la sua azienda ed i suoi vigneti. I suoi vini mi erano piaciuti, così come l’approccio serio e preciso verso una filosofia di produzione che sta portando avanti da diversi anni.

L'insegna all'ingresso di L'Agona

La visita a L’Agona mi è servita per scoprire un territorio finora poco conosciuto

Sono stato poche volte per vino in provincia di Pisa, o perlomeno rispetto a quanto meriti un territorio simile. In realtà ho visitato Caiarossa, La Regola, Duemani, Pietro Beconcini e Fattoria San Vito, per cui ho messo piede nel territorio, ma la conoscenza di questa provincia merita di essere sicuramente approfondita.

Io e Andrea ci diamo appuntamento a S. Piero a Grado, leggermente fuori Pisa, per poi dirigerci insieme fino a L’Agona.

Nel viaggio fino all’azienda Andrea mi conferma di avere quella personalità vulcanica che avevo intuito: è una persona molto determinata e con forte passione per quello che fa. Altrimenti non si spiegherebbe perché abbia deciso di creare un’azienda vinicola, in aggiunta alla sua principale attività nel settore sanitario.

Parlando di varie cose, finalmente scopro da dove deriva il nome L’Agona: una domanda me l’ero posta, visto che non prende spunto né da una località né da eventuali cenni storici. È l’acronimo creato con le iniziali dei membri della famiglia Puccinelli: Alice, Giorgia, Olivia, Nicoletta e Andrea. Semplice, no?

Il vigneto principale di L'Agona

La storia di L’Agona inizia a Fauglia, mentre oggi cresce a Terricciola

Il passaggio da Fauglia a Terricciola è recente, visto che la prima annata a nascere è la 2018. Quando Andrea arriva a Terricciola trova vigneti impiantati nel 2003, mal gestiti e che avevano bisogno di una grande operazione di recupero prima di potersi definire sani e produttivi.

Siccome Andrea è un uomo che ha capacità nel pianificare, si avvale della consulenza di un enologo di lunga esperienza come Federico Ricci, in modo da arrivare a risultati di qualità sia in vigna che in cantina.

Il motivo del passaggio da Fauglia a Terricciola? Lasciare l’agriturismo e tutto l’impegno che ne consegue e trovare una posizione definitiva e più consona all’idea futura di L’Agona.

Oggi i vigneti di L'Agona sono nuovamente produttivi

Andiamo subito in vigna, distante qualche centinaio di metri dalla cantina e ci buttiamo in mezzo ai filari. Colpisce subito la grande densità in questo spicchio di terra: ci sono 8500 piante per ettaro per cui l’impressione avuta alla vista è ben confermata dai fatti. Mentre camminiamo Andrea mi racconta delle fatiche fatte per portare ordine e pulizia nel vigneto, ma i risultati parlano da soli.

Il corpo centrale è un trapezio ben ordinato e definito, di media pendenza e ben esposto. Il sole lo illumina dalla mattina alla sera, il bosco vicino lo aiuta nello scambio termico, mentre la ventilazione tipica della zona è un toccasana per ottenere uve sane.

Per ora non ci sono squadre di operai a seguire la cantina, come spesso puoi trovare nelle grandi aziende. Da L’Agona c’è una sola dipendente, ma appassionatissima, che riesce a dare una grande mano ad Andrea quando deve occuparsi dell’altra professione. Il giro in vigna sta finendo: risaliamo in macchina e si va in cantina!

 

Andiamo in cantina: piccola ma perfetta!

Una delle cose che apprezzo di più quando visito una cantina, è trovare un ambiente pulito, preciso e ben tenuto. So che qui si potrebbe scrivere un’enciclopedia e perdere la voce a forza di parole, ma per me c’è un solo credo in cantina: ordine e pulizia!

Quella di L’Agona mi davvero colpito per l’impatto scenico e la sua precisione a tutto tondo. Andrea mi avvisa che non vedrò una cantina faraonica in stile grande azienda nobiliare toscana, ma non mi scandalizzo! Mi piacciono gli ambienti raccolti ed intimi e mi innamoro a prima vista delle belle vasche di cemento bianche e rosse che vedi sulla destra.

La cantina di L'Agona: piccola ma ben organizzata

Ognuno ha le sue idee nel vino, per fortuna mi verrebbe da dire. Quindi ogni azienda compie scelte diverse, anche quando si tratta di scegliere i contenitori per la vinificazione e l’affinamento. Quando Andrea è arrivato nella cantina di Terricciola si è ritrovato questo “tesoro”, cioè alcune vasche di cemento già posizionate all’interno.

Sono un grande fan delle vasche di cemento per la vinificazione e l’affinamento del vino: lo considero un materiale più naturale e meno sterile dell’acciaio. Il cemento impone dei sacrifici nel suo utilizzo, perché le vasche sono più difficili da pulire, più ingombranti e non si possono spostare come quelle di acciaio. Ma vogliamo considerare il fascino che hanno?

Andrea Puccinelli nella sua cantina l'Agona

Poi ci sono le barrique usate per l’affinamento di Iroso e Presuntuoso, in cui Sangiovese e Merlot e Syrah trovano l’habitat ideale per portare complessità e fascino ai due vini. La selezione dei legni è molto precisa, visto che ogni vino ha delle barrique dedicate e scelte per dare il meglio nell’affinamento di ogni singolo vino.

 

Ora basta chiacchere, voglio assaggiare i vini di L’Agona!

I nomi ti rimarranno in mente: si chiamano Eternamente, Iroso e Presuntuoso. Ti ricordi quando ti ho detto che inizialmente Andrea può sembrare un pò burbero? Forse il nome Iroso si ispira al suo lato più coriaceo.

Prima però mi sono fatto prendere per la gola con la degustazione del metodo classico Millesimata 2012, un Blanc de Blancs da Chardonnay con sosta di 65 mesi sui lieviti. Al naso ha una bella struttura olfattiva in cui l’evoluzione prende il sopravvento: ci sono i ricordi di croissant con la crema al limone, sprazzi agrumati quasi canditi, poi caramello, fieno e chiude con ricordi di citronella e timo.

Al palato mi piace il perlage fine, cremoso ed avvolgente. Ritrovo la vena agrumata che spinge l’acidità citrina e la salivazione a buon livello, per chiudere con una soffice spuma di bollicine a dare avvolgenza. È un metodo classico di buona finezza ed eleganza, provalo!

Le botti di rovere di l'Agona

L’Agona Eternamente 2018

I vini rossi di L’Agona affinano in cemento, nel legno od in bottiglia prima di uscire sul mercato: perlomeno i due cru Iroso e Presuntuoso che sono ben strutturati e di grande sostanza sia al naso che al palato.

Inizio però da Eternamente 2018 che ha un buon bilanciamento tra pienezza polposa dei frutti rossi e delicato contributo floreale: è quasi vinoso, i frutti sono croccanti e  e l’idea che ti fai è di un vino rosso godibile in ogni situazione. C’è una buona speziatura che stuzzica le narici, mentre la piccantenza dell’alcol resta ben nascosta. È un vino che affina solo in cemento e lo apprezzo, ecco da dove deriva la sua immediatezza.

Mi piace anche quando lo assaggio e mi sorprende lo slancio citrino e la golosità che mi lascia. Mi viene voglia di berlo, perché il tannino è giusto, equilibrato e mai troppo invadente. Risento la polpa di ciliegia e la mora che mi riempiono il palato, poi tanta acidità e freschezza a dare lunghezza e dinamicità alla beva. È un vino da cacciucco, da baccalà marinato oppure da stappare al volo appena ti arriva in casa un amico e vuoi goderti un bel bicchiere di vino!

 

Se vuoi saperne di più su L’Iroso 2016, allora guarda questo video!

È il momento del Presuntuoso 2015

Con l’ultimo vino rosso di L’Agona si arriva al Sangiovese in purezza come interpretazione del più classico dei vitigni toscani. La trasparenza ed il colore nel calice promettono buone cose, grazie alla brillantezza del rubino tipico. Al naso si sente che è Sangiovese, ma solo è un pò “sporcato” dal legno che non si è ancora perfettamente integrato.

Quando superi questo sbarramento, ti ritrovi nei confini del Sangiovese in cui ciliegia marasca, prugna, ricordi ematici, impatto speziato, evoluzione balsamica ed erbaceo secco chiudono il cerchio dei profumi. È più pieno che fine al naso, ma non per questo poco elegante: un minore contributo della barrique aiuterebbe a renderlo più omogeneo.

Al palato entra caldo e potente nella vena alcolica, ma ancora tannico e fitto nella sua portata astringente. Per fortuna è sorretto da una buona acidità, a cui seguono freschezza e salivazione. Il gusto è pieno nella densità del frutto, però si alleggerisce e si rende più citrino grazie a ricordi di arancia rossa e melagrana. La bocca resta succosa, piacevole anche se ritorna l’evoluzione dell’affinamento che vorrebbe stemperare questo bel carattere fruttato. Bisogna dargli un pò di tempo: sono convinto che un paio di anni ancora potranno solo che migliorarlo. D’altronde ora è un pò troppo presuntuoso!

 

Sono convinto che sentirai ancora parlare di L’Agona. Andrea e la sua azienda continueranno a fare vino con grande veemenza e determinazione, ne sono certo. Dopotutto se i vini si chiamano Eternamente, Iroso e Presuntuoso cosa puoi aspettarti?

 

L’Agona S.a.r.l.s. | via del Chianti 70A, Terricciola ( PI ) | Sito aziendale 

 

di MORRIS LAZZONI

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16 Ottobre 2019. © Riproduzione riservata