In questi mesi di lockdown ho visto la differenza tra chi si lamentava passivamente, abbassando le orecchie e dando la colpa al mondo e chi invece ha pensato di organizzarsi per sopravvivere. Anch’io all’inizio sono caduto nella trappola della lamentela. Poi ho cercato di applicarmi per cercare strade alternative, pensando a soluzioni od anche palliativi che potessero fami uscire dal pantano.

Ho creato le dirette in vigna o quelle di dibattito, ho pensato ad un nuovo modo per acquistare e far degustare il vino a clienti vicini e lontani, anziché continuare a proporre consulenza per carte dei vini a ristoranti chiusi ed indecisi se riaprire o meno. Ho smesso anche la mia attività di corsi di formazione e degustazione del vino che alla fine sono le cose che amo fare di più. Ho visto lo stesso atteggiamento propositivo in molti vignaioli o vignaiole che si sono attrezzati per stare sul pezzo senza subire la costrizione del momento.

Certamente tutti loro avevano da fare in vigna perché, virus o non virus, nel vigneto era necessario andarci comunque. Però i virtuosi della situazione si sono messi a pensare cosa fare per risollevare la situazione: è qua che sono nate tante iniziative interessanti. Penso a tutti coloro che hanno capito l’importanza di internet e dei social, andando ad aumentare oppure a crearsi uno spazio per il racconto della loro vita quotidiana per l’azienda.

Penso anche a quelli che hanno compreso che un tavolo di solito ha quattro gambe, per cui era fondamentale avere più gambe oltre alla vendita del vino ai ristoranti. Nascono così e-commerce, enoteca interna all’azienda oppure bag in box e tante altre idee innovative.

Uva in cassetta di legno

 

Cosa resta oggi al mondo del vino dopo il lockdown?

Credo e spero che resti un grande insegnamento e che tutti nel vino e non solo abbiano imparato dal momento critico. La mia speranza è che il mondo del vino diventi sempre più imprenditoriale e meno agricolo nella gestione della propria azienda.

Voglio precisare il concetto prima di ricevere insulti dai tradizionalisti della prima ora e da chi predica il ritorno al passato. La produzione del vino fa parte del mondo agricolo e su questo non si discute: ma un’azienda commerciale segue regole economiche e gestionali precise, che a volte cozzano con una mentalità troppo tesa ad un visione agricola.

Ciò non significa che chi ragiona con una mentalità “più agricola” non sia in grado di gestire bene la sua azienda: di esempi virtuosi in Italia ne abbiamo e molti hanno fatto la storia di determinate zone vinicole. Però vedo anche tante opportunità perse, sopratutto nella marea delle piccole/medie aziende sparse da Nord a Sud. Sono quelle il cuore pulsante della nostra produzione, nonostante l’Italia faccia il record di produzione mondiale grazie alle tonnellate di ettolitri delle grandi aziende. Quindi il lockdown ha insegnato alle cantine medio/piccole a comunicare meglio? Si e no purtroppo, anzi forse più no che si!

 

Che piaccia o no il mondo del vino andrà sempre più su internet

Molte cantine ancora non hanno le basi della conoscenza della comunicazione: alcune non sono presenti sui social, non hanno un sito internet, non hanno un piano di comunicazione editoriale e non riescono a comunicare secondo gli standard odierni. Probabilmente non interessa, ma il mondo oggi viaggia a velocità di 3/4 volte superiori a quelle di soli 20 anni fa: perdersi la possibilità di stare al passo con i tempi è davvero un peccato. Essere online vuol dire conformarsi agli usi ed ai modi in vigore attualmente: basti pensare che solo fino a dieci anni fa i volantini, i cartelloni stradali, le cartine avevano senso, ma oggi hanno perso quasi tutta la loro efficacia.

Una ricerca dell’Osservatorio Internet Media della School of Management del Politecnico di Milano ha evidenziato come la pubblicità su internet negli ultimi 10 anni abbia guadagnato 7 punti percentuali sulla televisione e ben 16 punti sulla carta stampata, pur dentro un mercato che ha visto diminuire di 1 miliardo di euro gli investimenti ( sempre su base 2008-2018 ).

Anche la pubblicità del mondo del vino va su internet?

immagine tratta dal sito www.primaonline.it

Ovviamente non sono bastati due mesi o poco più di quarantena per smuovere del tutto la coscienza tecnologica del mondo del vino: molte cantine sono tornate ai ritmi di un tempo,  quasi scomparendo dalla scena online. Eppure chi ha imparato c’è, eccome se c’è! Mi piacerebbe tanto fare nomi, anche di aziende che conosco bene e che hanno capito, alcune già prima del Covid-19, che non essere online significa escludersi una buona fetta di opportunità.

Dove cerchiamo un indirizzo, un’azienda, un prodotto o qualsiasi altra cosa? Ovviamente su internet, visto che gli strumenti del passato non sono quasi più disponibili. Quindi non essere su internet significa non essere visibili, se non alla ristretta cerchia di persone che già ci conoscono!

 

Chi ha capito l’importanza di internet e dei social, oggi ha un vantaggio competitivo

Il vantaggio sta nel raggiungere un più ampio pubblico possibile, sempre facendo attenzione al modo in cui si comunica. Raccontare e comunicare attraverso i social è diverso dal farlo dal vivo oppure dalla pubblicità sulla carta stampata: bisogna capire il funzionamento di quel social ed adattare di conseguenza la nostra comunicazione.

Qualche cantina si affida a professionisti del settore che gestiscono i social media per loro, mentre altre più piccole cercano di fare da sole, magari studiando e cercando di capire quale sia il modo migliore. La maggior parte delle cantine invece non ha ben chiaro le finalità dei social e provano ad esserci in modo quasi tragicomico, cioè senza costanza, dedizione e capacità di usare al meglio gli odierni strumenti di comunicazione.

Ogni social ha le proprie regole e se si vuole essere presenti su più di uno, bisogna mettersi in testa di capire il loro funzionamento. È qua che entrano in gioco i professionisti del settore, che possono essere consulenti esterni, oppure una risorsa interna all’azienda che si è opportunamente formata. Però è qua che sorge uno dei problemi più grandi.

 

Il problema della mancata comprensione dei social e di internet da parte del mondo del vino è molto più serio di quanto si pensi!

Alcune cantine non riescono a comprendere che per fare comunicazione serva un budget economico e di conseguenza mettere mano al portafogli. Sono disposte a spendere migliaia di euro nell’attrezzatura e nella gestione dei vigneti ( giustamente, perché è fondamentale ), ma difficilmente gli entrerà in testa che è necessario spendere anche per promuoversi, comunicare al mondo che si esiste, ergo farsi conoscere!

Quando trovo questo atteggiamento, faccio puntualmente due osservazioni: paghi chi lavora in vigna, in cantina oppure l’enologo o chi ti fornisce il materiale? Bene, perché non devi pagare anche il professionista che fa comunicazione e fa conoscere la tua azienda al mondo? E poi produci vino per te e gli amici, oppure lo fai per venderlo e, qualora possibile, guadagnarci qualcosa? Se la risposta è la seconda, perché sei autolesionista ed eviti di comunicare bene il tuo prodotto, la tua filosofia e la tua storia aziendale?

Purtroppo le migliori risposte ricevute sono state: “lo so” e poi il nulla cosmico, oppure “ma costa e io non voglio spendere”, oppure ancora “ma tanto io non ne ho bisogno” ed altre risposte simili. Un esempio perfetto è quello raccontato in questo articolo di Intravino, dimostrazione esemplare di quando non si ha il controllo e la consapevolezza di cosa si vuole comunicare.

Il mondo del vino capirà l'opportunità di internet prima che sia troppo tardi?

 

Il treno sta partendo: siamo quasi all’ultima chiamata

Di questo passo il vino italiano perderà molte occasioni, senza comprendere che il digitale sta cambiando anche questo mondo. Sta accadendo più lentamente di altri settori, per cui c’è ancora tempo per adeguarsi e non perdere gli ultimi treni in partenza. Spero che sempre più cantine italiane capiscano questa situazione d’urgenza: mi sembra assurdo non avere a disposizione una vetrina come quella dei social e dell’online.

Potranno piacere oppure no, alcuni potranno essere portati ed altri meno ma i tempi cambiano, le mode e le generazioni pure: anni fa milioni di italiani compravano su Postalmarket, mentre oggi si compra online. È lo specchio dei tempi, non necessariamente migliore o peggiore, ma semplicemente una variazione di costumi, abitudini e modi di relazionarsi tra consumatore e prodotto.

All’inizio dell’articolo parlavo di alcuni produttori lungimiranti che hanno capito la forza di questi strumenti. Nessuno vuole convincere che da soli bastino per migliorare i risultati aziendali come una bacchetta magica. Sono un’opportunità, sicuramente importante ed attuale, da aggiungere alle altre per raggiungere l’obiettivo che ogni cantina si prefigge: vendere il proprio vino e guadagnare.

Spesso ci si perde in filosofie, poemi, racconti di vite passate e tante altre favole romantiche: tutte belle cose e non sono certo io il tipo che vuole rinnegarle. Penso però che ci sia sempre una riga da tirare alla fine dei conti e quella del bilancio aziendale può rovinare anche la più bella e romanzata delle favole.

Cosa ne pensi?

 

di MORRIS LAZZONI

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Il vino è semplice da capire, basta avere passione

22 Agosto 2020. © Riproduzione riservata