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In ogni regione italiana ci sono aziende vinicole che ne incarnano più di altre la tradizione vinicola: in Sardegna una di queste è sicuramente l’azienda Contini. Lo è quasi di diritto, essendo la più antica cantina dell’isola, in quanto fondata nel 1898. Il nome Contini non è solo storia vinicola sarda in generale, ma anche bandiera di un vino che fonda le proprie radici in questa terra: la Vernaccia di Oristano.

Ho avuto modo di visitare l’azienda Contini qualche anno fa ( chi volesse leggerlo, trova qua l’articolo ), entrando all’interno della bottaia in cui sono custodite le varie annate di Vernaccia di Oristano in affinamento. Consigliare di visitarla è quasi scontato, dal momento che si respira un’atmosfera unica e diversa da quella di una moderna cantina di affinamento.

Quando si parla di Vernaccia di Oristano e sopratutto si ascoltano le persone di Cabras e dintorni, si capisce quanto la Vernaccia sia sempre stata una di famiglia all’interno delle case sarde. La stessa origine del vitigno Vernaccia è antichissima: basti pensare che nel 2015 vennero scoperti, nel sito archeologico di Sa Osa a Cabras, resti di vinaccioli di Vernaccia e Malvasia all’interno di un pozzo di età nuragica. Le analisi al Carbonio-14 stimarono questi resti come risalenti intorno al 1300 a.c., quindi circa 3300 anni fa.

Spiaggia e sito archeologico di Tharros

Tharros e la penisola del Sinis

Sono queste le meravigliose zone in cui si parla e si beve Vernaccia di Oristano. La Penisola del Sinis, con la sua inimitabile conformazione, è un’area protetta dal 1997 e si estende per circa 26 mila ettari nel comune di Cabras. Assolutamente da vedere!

La nobile storia della Vernaccia di Oristano: tra successo e declino

Raccontando della Vernaccia di Oristano è giusto far riferimento alla gloriosa storia del passato, ma anche all’attuale situazione produttiva. Negli anni Settanta si contavano circa 4900 ettari vitati a Vernaccia, la quale ottenne la Doc nel 1971 e per cui si prospettava un radioso futuro produttivo. In tutte le case si offriva Vernaccia all’ospite e la si beveva nelle ricorrenze ed occasioni importanti, conferendole lo status di pregiata perla enologica.

Corsa degli Scalzi a Cabras

Corsa degli Scalzi

Nella prima settimana di Settembre va in scena la Corsa degli Scalzi, in partenza dalla Chiesa di S. Maria Assunta di Cabras fino al villaggio di S. Salvatore di Sinis. È una commemorazione del salvataggio, risalente al 1619, della statua di Srabadori dall’invasione dei mori. Una delle occasioni in cui si offre e si beve Vernaccia.

Oggi la situazione è ben diversa: gli ettari vitati sono calati fino a 360, la Vernaccia di Oristano è stata soppiantata da altri vini e la Sardegna vinicola è diventata quasi un binomio Vermentino/Cannonau. Chi oggi parla di Vernaccia è un appassionato, un fino conoscitore della sua storia, oppure un winelover alla ricerca di un prodotto che esuli dagli schemi commerciali di frenetico consumo quotidiano.

Vernaccia di Oristano e flor: un connubio indissolubile

Creare una Vernaccia di Oristano è tutt’altro che un gioco da ragazzi, anzi è una sfida contro le nuove tecniche di produzione vinicole. Nella maggior parte dei casi si cerca di tenere lontano l’ossigeno dai processi di vinificazione del vino, ma la Vernaccia di Oristano è figlia dell’ossigeno e se ne alimenta per tutto il suo processo.

Nasce in prossimità dello stagno di Cabras e difficilmente potrebbe replicarsi lontano da lì. Le condizioni climatiche di quelle zone favoriscono la nascita del Flor, responsabile del processo di affinamento ed ossidazione della Vernaccia di Oristano.

Prima di diventare il nettare spettacolare e conosciuto, la Vernaccia passa attraverso un enorme processo di trasformazione. Il merito è del lievito flor, un biofilm che si crea sulla superificie del vino, posto in botti scolme, a seguito dell’aggregazione di singole cellule di lievito. Non mi dilungherò oltre sulla spiegazione tecnica: lascio due articoli qua e qua per approfondire, visto che il racconto della degustazione sarà già più che esaustivo.

Esistono altri esempi di vini nati dal contributo del flor nel mondo, basti pensare allo Sherry in Spagna ed al vin Jaune in Francia. Tutti vini di grande longevità e capaci, grazie anche e sopratutto alla loro caratteristica, di poter superare indenni vari anni di affinamento in bottiglia.

La Vernaccia di Oristano è arrivata fino in Toscana

La degustazione a cui ho partecipato è andata in scena l’1 Dicembre grazie alla volontà di Lorenzo Chiappini, delegato dell’Ais Apuana, e di Andrea Balleri, Brand Ambassador della cantina Contini. È stato proprio Andrea, caro amico e maestro nel vino, a condurre la serata di degustazione partendo dai cenni storici e produttivi della mitica Vernaccia.

È stata una serata impegnativa con sei annate in degustazione, partendo dalla 2015 ( ultima annata in commercio ) fino all’Antico Gregori 1976, premiata nel 2021 dal Gambero Rosso come Miglior vino da Meditazione. La Vernaccia di Oristano richiede impegno e concentrazione per essere apprezzata al meglio, per questo è giusto considerarla come un vino da meditazione almeno nella versione Antico Gregori. Nelle annate più giovani però diventa un vino abbinabile anche in altri momenti, come fa notare Andrea Balleri, sopratutto gestendo bene la temperatura di servizio.

Tutte le Vernaccia di Oristano degustate sono ovviamente figlie del Flor, mentre è cambiato l’affinamento.

  • 4 anni di botte per le annate 2015, 2013 e 2007
  • 20 anni di botte per la RIserva 1995
  • 40 anni di botte per l’Antico Gregori 1979 e 1976

Per chi se lo stesse chiedendo, il nome Antico Gregori deriva da una tipologia di terreno presente nell’Oristanese, chiamato appunto Gregori. È caratterizzato dall’essere sabbioso/ciottoloso e pertanto magro: in tutti questi decenni si è rivelato il terreno d’elezione per coltivare la Vernaccia.

Bottaia della cantina Contini
Bottaia della cantina Contini a Cabras

Vernaccia di Oristano 2015 / 15% vol

La prima delle sei Vernaccia in batteria fa subito capire l’atmosfera che si respirerà durante la degustazione. Tralascio di descrivere il colore perché da solo rischierebbe di prendere tutto lo spazio dedicato alla degustazione. Nella foto più avanti si potranno notare le varie sfumature tra le diverse annate.

Arriva immediato e potente al naso il bastimento di profumi, rischiando di spiazzare chi non è solito bere questi vini. Albicocca essiccata, caffè, liquirizia, iodio, fico secco, noce. Nonostante i suddetti profumi non c’è prepotenza olfattiva, il vino mantiene garbo e compostezza: li snocciola tutti al naso, ma senza che uno di loro prevarichi gli altri.

Poi arriva il momento di berla e, se non sei preparato, avrai uno shock. Alla vista ed al naso si potrebbe scambiare per un vino dolce, ma niente di più sbagliato. Entra in bocca leggermente denso, è vero, ma è un vino secco, tagliente e sferzante nella sua portata di acidità. Forse la nota alcolica è ancora un pò evidente, complice anche la giovane età di questa Vernaccia. Poi però ti sorprende la lunghezza di gusto e l’insieme di sensazioni percepite, facendo concentrare sulla sapidità e sul ricordo agrumato che resta nel finale.

Vernaccia di Oristano 2013 / 15% vol

Non ci sono molti anni di distanza, ma due anni in più in bottiglia iniziano a sentirsi. Il colore è molto simile in realtà, anche se sembra ancora più lucente che nella 2015: assomiglia al colore dell’ambra. Ha contorni più scuri al naso e quasi più densi nella pienezza dei profumi. Percepisco una nota mentolata evidente che non sentivo nella 2015, poi noce moscata, un’albicocca quasi candita, cannella, mandarino, dattero e mandorla tostata. La cosa positiva è che si riesce a cogliere ogni profumo, basta solo attendere che si riveli al naso.

Anche questa 2013 è dinamica e fresca al palato, lasciando la superficie della lingua ben tesa in sapidità e ricordi salmastri. C’è una piacevole scorza di agrumi a mitigare il potere alcolico, ma poi torna sempre quell’onda di acidità che spazza via tutto. Chiude nel finale con il ricordo dello iodio e del mare.

Vernaccia di Oristano 2007 / 15% vol

Qua il colore cambia e diventa più compatto e concentrato verso tonalità che ricordano il miele di castagno. Comunque è sempre elegantissimo e di assoluta brillantezza cromatica. C’è un balzo evolutivo anche nei profumi, dopotutto ci sono 6 anni di differenza dalla 2013.

I profumi si fanno più morbidi e tondi, sembrano tutti più maturi nella complessità: i frutti sono sciroppati, sento zafferano, caramello tostato, uva passa, curcuma e di nuovo dattero. C’è infine un contorno tostato, quasi di leggero bruciacchiato. Anche al palato si differenzia per densità, con un liquido più fitto e denso delle precedenti. Non perde nulla in scioltezza e dinamicità di beva: è agile e scattante come la 2015.

Forse il calore dell’alcol si percepisce leggermente di più ma, appena tende a prevalere, l’acidità apre la diga ed inonda il palato con la sua freschezza al ricordo di bergamotto. Resta alta anche la percezione della sapidità, sempre evidente, così fine e continua da non disturbare minimamente. Vino di bella eleganza.

Le annate di Vernaccia di Oristano Contini in degustazione

Le annate di Vernaccia di Oristano Contini in degustazione

Tutte radunate assieme le sei annate di Vernaccia degustate durante la serata dell’1 Dicembre con la conduzione di Andrea Balleri, Brand Ambassador della cantina sarda.

Vernaccia di Oristano Riserva 1995 / 17% vol

Come scritto poco sopra mi trovo di fronte ad una Vernaccia che ha fatto 20 anni di affinamento in botte scolma, quindi un’evoluzione ben superiore ai quattro anni delle precedenti. Mi aspettavo fin dalla vista uno scatto di qualche scalino e così è stato. La cosa sorprendente è di nuovo la luminosità di questo colore: imbarazzante, ovviamente in senso positivo!

Ogni sensazione ha fatto un upgrade nella portata: pesca sciroppata e pera caramellata sono lì a dar il benvenuto, poi pasta di mandorle, ricordi di legna da ardere ed eucalipto. Fine al naso, elegante e mai alcun profumo fuori posto. Sa donare più grip sulla lingua appena entra in bocca: ha un gusto immediatamente più scuro e deciso rispetto alle precedenti.

Mi piacciono le note di tabacco e cacao amaro, perfettamente in linea con quanto sentito prima. Poi però non perdo di vista la solita e potente acidità, nitida e diffusa in tutta la cavità orale. Anche in questa Riserva 1995 c’è sale e iodio che si mescolano all’arrivo di liquirizia e caramello salato. La persistenza è ancora più lunga che nelle annate “giovani”, riuscendo a far perdere traccia di sé anche al cronometro. Sento piacevolezza, equilibrio e voglia di ribere ancora un calice. Non c’è pesantezza nel gusto: solo vivacità e l’attesa di capire quando finirà di stupire.

Vernaccia di Oristano Antico Gregori 1979 / 18,5% vol

Con questa 1979 entriamo nel fantastico mondo della Vernaccia Antico Gregori, un assemblaggio dell’85% dell’annata 1979 con un restante 15% frutto di un di un metodo simil solera e con un affinamento di almeno 40 anni di botte. Quest’annata è appena uscita sul mercato e rappresenta il nuovo riferimento dell’azienda dopo la fine della commercializzazione della gloriosa 1976.

Anche qua bisognerebbe scrivere un trattato solo per parlare del colore: resto semplicemente stupefatto dalla lucentezza di queste tonalità. Portando il calice verso la luce non ci sono difetti e solo bellissimi effetti luminosi che il vino sa donare. All’olfatto la prima nota che la differenzia dalle altre è la percezione dell’alcol, salito di 1,5 gradi rispetto alla Riserva 1995.

Superata la percezione del calore alcolico si apre lo scrigno dei profumi: caramello, canfora, arachidi, zagara, albicocca e scorza di arancia candita, miele, legno di acacia, fico, ricordi di sottobosco. Sono certo che meriterebbe tanto tempo per esprimersi, come spesso capita per capolavori simili. Il tempo è sempre tiranno e, dopo aver atteso che questi vini si permeino dell’ossigeno con cui vengono a contatto, si avrebbe ancora più magia. Per ora mi sopraggiungono nel finale le solite e belle note salmastrate insieme a profumi di torrefazione e chiodi di garofano.

L’ampiezza e la decisione con cui si distende in bocca è quasi irriverente. Lascia basiti la potenza di questo nettare, per quanto riesca a carpire l’attenzione di chi lo degusta. La densità materica del ricordo dei frutti e della salinità è spettacolare, denotando quanto corpo, gusto e persistenza si uniscano in un tutt’uno davvero invidiabile.

Con il passare dei secondi esce allo scoperto la sua finezza, finita la giovanile tracotanza della sua vena aromatica. La bocca resta pulita, con una sensazione limacciosa che unisce acidità e salinità. Non sono riuscito a mantenere il conteggio dei secondi di persistenza, ero troppo rapito dalla lunga magia della degustazione.

Vernaccia di Oristano Antico Gregori 1976 / 19% vol

Arriva il momento del Miglior vino da meditazione del 2021 secondo il Gambero Rosso. Come nel caso della 1979 abbiamo una piccola percentuale frutto di un metodo simil solera e, come per la precedente, è bene ricordare che le più antiche annate di Vernaccia Contini risalgono addirittura agli inizi del 1900. Spettacolare!

Salto i preamboli riguardanti il colore perché rischierei di ripetere lodi su lodi e passo direttamente al racconto della parte olfattiva. La prima cosa che mi sorprende è la diversità di approccio iniziale rispetto alla 1979. Questa 1976 è più complessa e presenta anche una coesione di profumi più complicata da discernere, almeno inizialmente.

Apre su note di cera d’api, miele millefiori, arancia essiccata ed agrumi canditi, sbuffi eterei e balsamici, nocciola e mandorla tostata, ricordi di spezie orientali come curry, unita a pepe, cuoio, alga marina, salsedine. Sono certo che sarebbero venuti fuori altri profumi, potendo aspettare: ecco perché la Vernaccia di Oristano viene considerata come la compagna ideale per i propri momenti di meditazione.

Tornando alla nostra Antico Gregori 1976, il momento dell’assaggio si rivela impressionante per qualità e sensazioni trasmesse. Ancora devo riprendermi dal modo in cui questo vino sa danzare sulla linea dell’equilibrio al palato, pur denotando così tanta espressività. La sua cremosa densità avvolge ogni singolo millimetro della bocca, pur non appoggiandosi su di essa come se non avesse più forze. Arriva, tocca e va via veloce e sciolta come un’onda, irridendo la pazienza del degustatore che ha difficoltà a restare dietro alla sua veemenza.

Man mano che il vino si muove, cresce anche la sua sapidità e la nota amarognola di caramello salato: mi ricorda il sapore del croccante che si mangia nelle fiere toscane. Poi liquirizia, mallo di noce, scorza di cedro essiccato, cacao amaro, menta, eucalipto, tabacco affumicato, propoli e tanto altro che mi sta inebriando.

La persistenza è indefinibile, lunghissima così come la consistenza che il gusto mantiene durante il suo dispiegarsi al palato, sempre donando freschezza e acidità. Solo verso gli ultimi istanti i sentori di tabacco bruciato e legno essiccato portano tonalità scure, ma nulla può rovinare l’elegante leggerezza che rapisce la mia bocca.

Degustazione Vernaccia di Oristano Contini

Quindi perché si beve poco la Vernaccia?

Oggi il mondo del vino è cambiato rispetto a decenni fa e non solo in Sardegna. Il consumo pro capite si è abbassato e si consuma meno vino, almeno in Italia. In più c’è la volontà/moda di fare vini meno complessi, meno concentrati e più immediati: anche più comprensibili da non esperti. Vanno in questa direzione non solo le nuove realtà produttive ma a volte anche tipologie come i grandi rossi italiani.

Sento e leggo di grandi vini, assaggiati da blogger o giornalisti anche durante le anteprime, elogiati per la loro prontezza e l’essere maggiormente decifrabili rispetto ai vini di un tempo. Ciò è in virtù di una logica di sviluppo sempre più veloce, a cui anche un Brunello, un Barolo od un Amarone diano l’impressione di voler sottostare.

Al tempo stesso questa tendenza limita la diffusione e la conoscenza di vini che vadano oltre la suddetta logica, come appunto la Vernaccia di Oristano. Vini che fanno del fascino dell’attesa e dell’emozione della scoperta le loro carte vincenti, vini che hanno bisogno di tempo, di pazienza, di sospiri e di attenzioni oltre il semplice effetto “wow” di un calice di vino definito buono, sincero e pronto.

Per apprezzare vini come la Vernaccia di Oristano c’è bisogno che si parta dal manipolo di appassionati già esistenti e, dopo averla raccontata e fatta provare anche ad altri, si reclutino sempre più fan di questo nettare meraviglioso. Io mi considero nel manipolo che esiste oggi: vediamo se questo articolo convincerà altri a provarla ed a ritagliarle un piccolo spazio nel loro cuore.

di MORRIS LAZZONI

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10 Gennaio 2022. © Riproduzione riservata