La magia di Col d’Orcia illumina Sangiovese Purosangue a Siena!

Non capita tutti i giorni di poter essere ospiti in una degustazione di una grande azienda di Brunello di Montalcino come Col d’Orcia!

A Sangiovese Purosangue sono stato tra i pochi presenti nella verticale del loro Brunello di Montalcino Riserva Poggio al Vento, degustato nelle annate 1990, 1995, 1997, 1999, 2006 e 2010!

Brunello di Montalcino di Col d'Orcia

La verticale è stata un punto di vista privilegiato su annate diverse e con differente struttura: è questo il bello di viaggiare indietro nel tempo e capire l’evoluzione di un vino. Il giudizio è ottimo, nonostante si sappia che durante una verticale possano capitare bottiglie fallate. Avevamo due magnum per annata a disposizione e, purtroppo, la 1990 che ho degustato non era più al top della forma. Capita e ciò non sminuisce la bellezza dei loro vini!

 

A proposito hai già letto il mio articolo su Sangiovese Purosangue? →CLICCA QUA PER NON PERDERLO!←

 

Sangiovese purosangue e Col d'Orcia

 

Non puoi conoscere Montalcino bevendo un solo vino! 

 

Non voglio fare una rima poetica, ma è la verità. Il territorio di una delle capitali del vino italiano è vario, complesso e ci vuole tempo per comprenderlo. Se ti stai chiedendo cosa intendo, adesso tranquillo/a che te lo spiego!

Ecco perchè Montalcino è da conoscere!

Parlando di vino ti dico che a Montalcino ci sono 4 diversi versanti: Nord, Ovest, Est e Sud. Detta così può dire poco, ma la realtà vuole che tra un versante ed un altro ci siano grosse differenze. Parlando di vino la differenza più grande è la fase il momento della maturazione dell’uva. Dipende da molti fattori come il clima, l’esposizione solare, lo scambio termico giorno/notte ed anche il terreno su cui cresce.

L’immagine sotto l’ho presa in prestito dal sito del Consorzio Brunello di Montalcino e l’ho fatto solo per darti un’idea della bellezza di questa “isola felice” tra le meraviglie della mia regione, la Toscana!

 

Consorzio Brunello di Montalcino

 

L’estensione totale dei vigneti è di circa 32.000 ettari divisi tra i 4 versanti. Prima ti ho parlato delle differenze che rendono un Brunello diverso da una zona all’altra: un fattore importante è anche l’altitudine, che passa da 100 a 600 metri s.l.m. Infine sai che ancora più del 50% del territorio di Montalcino è occupato dalla macchia mediterranea e non dai vigneti? Spettacolare!

 

Cos’era Montalcino negli anni 70?

Non tutti sanno che negli anni 70 Montalcino ed il Brunello non erano così conosciuti: addirittura Montalcino era uno dei comuni più poveri d’Italia. È stata fatta tanta strada dall’epoca, grazie anche alla lungimiranza di produttori come Col d’Orcia ed altri che hanno creduto nelle potenzialità della zona.

Sono serviti vari concorsi internazionali per espandere la conoscenza e creare la fama del Brunello nel mondo, soprattutto  per confrontarlo con i grandi vini francesi. Ogni cantina ha creato un vino diverso, sulla base del proprio territorio oppure dello stile che voleva seguire.

Nel caso di Col d’Orcia la scelta è stata classica: seguire il disciplinare originario del 1969 che imponeva almeno 48 mesi di affinamento in botti di grande dimensione. L’azienda ha deciso di diventare interamente biologica dal 2010, non solo per la parte vinicola ma anche per tutte le colture seminative e per la produzione di olio.

In questa degustazione ti accorgerai che si parla solo della Riserva Poggio al Vento di Col d’Orciaun vino creato solo nelle migliori annate. Col d’Orcia non produce solo vino, ma anche olio ed altre colture, anche se solo 7 ettari dei 540 totali sono destinati alla produzione del Poggio al Vento. Ecco da dove arriva la sua esclusività!

 

Ora passiamo all’azione! Basta chiacchere e parliamo del vino di Col d’Orcia

 

VinoperPassione e la verticale di Brunello di Montalcino di Col d'Orcia

 

Brunello di Montalcino Riserva 2010 | 20.000 bott. circa

Si inizia dal più giovane e si va indietro nel tempo. Si fa così per apprezzare al meglio l’evoluzione del vino e le sue caratteristiche. Il colore è ancora un grande rubino, luminoso e lucente come un diamante. Al naso arriva già il tocco di tabacco scuro e un pizzico di etereo, ma sorprende per la spinta olfattiva importante e decisa. È un blocco unico fatto di frutti sottospirito, un breve viaggio nel balsamico e tanta speziatura: i profumi sono rotondi e già ora sembra elegante e fine.

All’assaggio il tannino non ce la fa a stare fermo, è normale in un Brunello di Montalcino giovane. In bocca è asciutto, sapido e graffia come una tigre! Mi lascia una sensazione di sapidità sassosa e quasi polverosa, mentre la grande freschezza mi procura salivazione. Il frutto non manca, con prugna e marasca che riempiono la bocca: lasciatelo riposare, scalpita e corre troppo al momento. Ma una volta fatto il suo percorso diventerà un campione!

Brunello di Montalcino Riserva 2006 | 10.000 bott. circa

Vai sulla scala e sali qualche gradino: ecco l’effetto dell’annata 2006 del Col d’Orcia rispetto alla 2010. Te ne accorgi al primo approccio perchè al naso è tutto più evoluto e complesso, più avvolgente e carico. Per esempio la nota balsamica è ancora più potente, mentre trovo quel ricordo di liquirizia e cacao – che non c’erano nella 2010 – alleggeriti dalla nota mentolata.

Spinge con il tabacco e il pepe nero, ma non va mai oltre un grado controllato di potenza olfattiva. La frutta macerata c’è e bella carica di sapore e riempie eventuali spazi vuoti lasciati dagli altri profumi. Tutto dimostra finezza ed eleganza che voglio e pretendo di trovare in un bellissimo Brunello di Montalcino.

È al palato che va oltre la sua fine eleganza e dimostra cosa sa fare. Esplode, entra deciso e molto ampio come gusto, quasi a voler dimostrare la sua doppia faccia. La frutta ora c’è e non la puoi dimenticare, pur facendoti percepire la piacevole acidità e la loro polposa croccantezza. Il tannino è deciso e sicuro della sua terrosità ma non per questo fuori equilibrio con il vino. È un vino pieno di gusto che lascia il palato pulito e asciutto nel finale, chiudendo con ricordi ematici, di thè nero e balsamico. Molto invitante!

Brunello di Montalcino Riserva 1999 | 21.000 bott. circa

La rotondità e l’evoluzione al naso aumentano alla grandissima. Sento avvolgenza in questo olfatto, è più “denso” nei profumi, con una nota balsamica che prevale su prugna, cioccolato e liquirizia. È grasso al naso, lungo e mi riporta alla mente la polpa dell’arancia rossa e dei frutti di bosco, oltre al lato tagliente dell’erbaceo secco. Forse questa 1999 perde un pelo di eleganza al naso, ma quanto guadagna in ampiezza! Invadente quasi, ma lo accetto perchè fa parte della sua personalità!

In bocca però mi genera il contrasto, visto che ha un’acidità importante, arrivano l’arancia rossa e la melagrana a contribuire a questa sensazione  di freschezza. Anche il tannino va sullo stesso solco, essendo vivo e tagliente come non avrei creduto. Il suo essere sapido e sassoso è garanzia di ulteriore vita. Nel finale si dimostra un pò etereo, lasciando la bocca con un tocco alcolico per nulla invasivo.

 

Verticale Col d'Orcia a Sangiovese Purosangue

 

Brunello di Montalcino Riserva 1997 | 17.000 bott. circa

Il colore inizia ad entrare nel mondo delle tonalità granate con riflessi aranciati. Al naso continua la pienezza del 1999, ma forse è ancora più denso e carico. Mi arriva un maggiore sentore balsamico, ancora più ricordi di cioccolato e un minimo di goudron. Mi colpisce la prugna matura, la parte erbacea secca che ha il tabacco scuro come capitano, insieme al ricordo di sottobosco. È meno fine, ma compensa con la sua grande personalità. Lungo e persistente al naso.

Come nel caso della 1999 la bocca è un contrasto netto, è sempre acidula e fresca ma, dopo qualche secondo, sento quella piccantezza e profondità che mancava alla 1999. Trovo tanto amaricante, prugna spolpata e tabacco scuro che prevalgono. Il tannino invece non è elegante e bilanciato come in altri, meno sabbioso e più denso sul palato. Nel finale lascia un gusto pieno ma non l’eleganza tipica dei vini di Col d’Orcia.

Brunello di Montalcino Riserva 1995 | 21.000 bott. circa

Ti dico subito che è stato il mio preferito tra tutti i Brunello di Col d’Orcia! Non c’è competizione con gli altri secondo me: la classe e la finezza che esprime sono davvero emozionanti. Ogni profumo è nitido, preciso e con un posto definito: nulla è lasciato al caso in questo Brunello!

La balsamicità del mentolato e dell’eucalipto aprono le danze, lasciando entrare dopo pochi attimi la pienezza di profumi della frutta scura, della polpa del cacao, della liquirizia e del pepe nero misto a chiodi di garofano. Poi ci pensa un tocco etereo a dare leggerezza e leggiadria, riportando verso vette di eleganza uniche. Sento fiori appassiti, tabacco secco e poi quel nervo ematico misto ferroso che nobilita tutto il percorso fatto prima.

E poi al palato sono stato oggetto della sua magia! Quel “tannino maledetto” che mi ha sconvolto con la sua viva pienezza, con la sua tenace tensione astringente unite ad una freschezza ed acidità che non sono facili da trovare. Per fortuna il mentolato e l’erbaceo entrano al momento giusto per mantenere fatato l’equilibrio tra struttura e piacevolezza. Ha una lunghezza di gusto che mi fa sentire lo speziato, il balsamico ricco e lo fa per vari secondi. Ma anche i frutti mi riempiono con il loro sottospirito la bocca, facendo proseguire la sua persistenza all’infinito. E in tutto ciò non si è mai scomposto da quella dritta eleganza che aveva fin dal primo secondo. Si capisce che mi ha conquistato?

Brunello di Montalcino Riserva 1990 | 29.000 bott. circa

Quando si va indietro nel tempo, a volte capita che qualche bottiglia non siamo al top della forma. È successo con la 1990 di Col d’Orcia che non ha espresso sicuramente le sue migliori qualità. Ha superato lo stato grazia e lo dimostra subito al naso con toni di caramello, importanti ricordi di confetture di frutti stramaturi e poi balsamico corposo e fin troppo ampio.

Sento un inizio di ossidazione importante, un pò di sottobosco bagnato, cioccolato sciolto e spinta alcolica che ricorda un liquore. Anche in bocca è alcolico, denso, con acidità spiccata e sempre con una nota ossidativa. È slegato al palato con un tannino legnoso che rovina la festa. Resta un buon grado agrumato, giusta salivazine ma poi si riaddensa e slega un minimo di equilibrio che aveva ritrovato.

 

Ti lascio con un video carrellata sulla stesa di bottiglie!

 

 

La degustazione del Poggio al Vento di Col d’Orcia è finita. Però se ti perso l’altro articolo che parla di Sangiovese Purosangue, puoi rileggerlo ora!

 

di MORRIS LAZZONI

VinoperPassione

Il vino è semplice da capire, basta avere passione

3 Dicembre 2018. © Riproduzione riservata