PIETRO BECONCINI: IL TEMPRANILLO CHE NON TI ASPETTI

“A volte ci si meraviglia di come le certezze che conosciamo possano essere smentite. Chi si aspetterebbe mai di trovare uva Tempranillo in Toscana? Ci viene insegnato che sia il sovrano della regione Rioja, in Spagna. Poi però da Pietro Beconcini il Tempranillo ritorna a essere il re indiscusso del vigneto. Si, proprio a San Miniato. Proprio in Toscana”

Pietro Beconcini vigneti

Ho voluto iniziare con la foto dei vigneti di Tempranillo, mi sembrava giusto. Molti di voi si chiederanno cosa ci sia di così strano nel trovare quest’uva in Toscana e chi sia l’azienda Pietro Beconcini. La sede è a San Miniato, zona senz’altro più famosa per il tartufo che per il vino, oltre che un pò fuori dalle conosciute rotte vinicole toscane. Bene, allora leggete oltre!

LEONARDO E EVA SONO I CUSTODI DEL TEMPRANILLO

Non si può apprezzare appieno la degustazione dei vini di Beconcini e carpire l’anima dei suoi vini se prima non si conoscono i due artefici di queste magie, Eva e Leonardo. Una coppia vocata al vino e ai necessari sforzi e sacrifici che ciò comporta. Sono marito e moglie complementari che mettono assieme le loro attitudini per la gestione dell’azienda di famiglia.

Eva sorprende per la solarità e il sorriso che compiacciono gli ospiti, mentre Leonardo dapprima ti accoglie con la sua veracità contadina, per poi aprire lo scrigno della passione mentre si perde nel racconto dell’azienda di famiglia.

Conoscevo già Eva e Leonardo per altri incontri, come quello a Terre di Toscana 2017, e poi per un saluto caloroso al Vinitaly di quest’anno.

Pietro Beconcini

Casa e lavoro sono un tutt’uno da Beconcini, con le vigne a ridosso dell’uscio di casa. A dire il vero le porte dell’abitazione e le vigne sono separate dalla vecchia Via Francigena, che smezza i vigneti inerpicandosi sulla groppa della collina, verso l’orizzonte delle colline di San Miniato.

Se vogliamo, il segreto del Tempranillo sta proprio qui. Non si hanno notizie certe di come sia arrivato a San Miniato. L’unica versione che appassiona è quella che i pellegrini di passaggio sulla Via Francigena abbiano lasciato semi oppure piantato delle barbatelle di Tempranillo, magari in segno di ricordo o per gesto propiziatorio. Qualsiasi storia può essere vera, ma di certo sono affascinanti per la bella eredità lasciata poi a posteri.

Pietro Beconcini

LE COLLINE DEL MARE, DEL VINO E DEL TARTUFO

Adesso non aprite subito Google Maps per contraddire il mio titolo! Lo so che a San Miniato non c’è il mare. Ma c’è un perchè abbia scritto così, anzi un validissimo perchè. Io abito al mare e in spiaggia non ho mai visto così tante conchiglie assieme come camminando tra i vigneti dell’azienda Pietro Beconcini.

Si dice che circa tre milioni di anni fa qua ci fosse il mare e la sterminata distesa di conchiglie e fossili sono il segno tangibile della loro presenza. Altro segno riconoscibile dei vigneti è la grande presenza di argilla, che ha permesso, anche in questa stagione difficile, di sopperire alla mancanza di acqua e di non far soffrire le piante.

Sul vino avrò modo di raccontarvi meglio tra poco attraverso le note di degustazione che ho preso. Per quanto riguarda il tartufo, non si può parlare di San Miniato senza farvi accenno. Si può dire senza remore che San Miniato sia un pò la capitale del tartufo toscano. E adesso non diamo sfogo al classico campanilismo toscano nell’arrembante difesa di altre zone tartufare.

Sono 47 anni che esiste la Mostra Mercato del tartufo bianco di San Miniato e se siete curiosi vi consiglio la lettura del programma di quest’anno. Gli ultimi tre weekend di Novembre si svolgono per tutta la città eventi di promozione e degustazione della loro perla. Non è una buona occasione per andare a salutare Eva e Leonardo in cantina?

Potrà sembrarvi strano ma soprattutto il Sangiovese di Pietro Beconcini, grazie alla sua particolare eleganza e salinità, può essere la scelta giusta da abbinare al famoso tartufo bianco di San Miniato.

BOTTI GRANDI, BOTTI PICCOLE E BARRIQUES

Pietro BeconciniLa cantina dell’azienda Pietro Beconcini è percorsa da due strade parallele. Quelle percorse dai due diversi affinamenti dei vitigni sovrani dell’azienda, Sangiovese e Tempranillo. Le loro strade di affinamento non si incontrano mai. Non solo perchè ognuno di loro è vinificato separatamente ed in purezza, ma anche perchè seguono principi di affinamento differenti.

Il Sangiovese viene trattato da Leonardo seguendo i dogmi della più pura tradizione toscana, quindi in botte grande. Al Tempranillo invece spettano le barrique e le tonneau. Eppure Leonardo ha provato strade diverse, ma dopo vari tentativi ha sancito che la barrique e qualche tonneau erano i contenitori migliori per la tenace uva spagnola.

Il vignaiolo vero e rispettoso della natura fa così. Non forza la mano in cantina, lascia parlare le uve e raccontare la storia dal vino che verrà. Non avrebbe senso modificare una naturale predisposizione e su ciò mi trovo d’accordo.

A me il Sangiovese piace vero, sincero, pulito e “giustamente nervoso” come solo le botti grandi sanno dare. Per quanto riguarda il Tempranillo mi fido di Leonardo: meglio di lui in Toscana non c’è nessuno.

UN GRANDE LAVORO DIETRO I VINI DI PIETRO BECONCINI

Partendo dalla vigna fino al vino finito, il lavoro che opera Leonardo sui propri vini è lungo e pieno di attenzioni. Soprattutto le calorose attenzioni rivolte alle vigne, in particolare a quel dono di vigneto prefillossera costituito dal primo ceppo di Tempranillo. Ma il Tempranillo di Beconcini non finisce li con quelle vigne prefillossera. Grazie ai reimpianti fatti da Leonardo negli anni, la superficie vitata di Tempranillo è cresciuta, in modo da poterla utilizzare per due differenti tipologie di vino: Vigna alle Nicchie e Ixe.

Ma le attenzioni continuano anche quando si portano le uve in cantina. Innanzitutto il 90% delle fermentazioni avvengono in vasche di cemento. Beconcini ha scelto questo materiale per la sua particolare micro-porosità e per la capacità di “far respirare” il vino durante le fasi della fermentazione e del successivo affinamento.

Pietro Beconcini

Come dicevo prima i contenitori in legno sono barrique di rovere francese e botti grandi di rovere di Slavonia da 25 a 40 hl. In mezzo abbiamo qualche esemplare di tonneau, sempre francese, a fare da paciere tra le due fazioni.

Che dire poi del processo di vinificazione? Leonardo compie fermentazioni a volte anche molto lunghe che, in base alle annate, possono arrivare anche a 45 giorni. La temperatura di fermentazione non è controllata e si cerca di farla arrivare a 28/29 gradi °C per poter estrarre più pigmenti e sostanze dalle bucce. Il vino di Beconcini poi va nel legno solo dopo essere ormai “pulito” e privo di residui che possano inutilmente sporcare i pregiati contenitori. Ciò permette di evitare almeno un travaso, togliendo “stress” al vino. Inoltre favorisce il minor utilizzo di anidride solforosa il cui totale è sotto i 60mg, valore decisamente basso anche in confronto ai limiti del biologico.

IL VIGNA ALLE NICCHIE È LO SPECCHIO DEL TEMPRANILLO PIÙ VERO

Queste tecniche vengono impresse sia al Tempranillo, ma anche al Sangiovese per cui Beconcini concede calma per tirar fuori tutte le sue caratteristiche e riversarle nel vino che verrà. Ed in mezzo a tutte queste tecniche ne manca una: quella usata per il Tempranillo di Vigna alle Nicchie.

Viene prodotto con uve appassite, che sostano circa 30 giorni per arrivare a perdere circa il 25/28% del peso originario. Grazie alla tempra ed allo spessore delle bucce del Tempranillo questo processo di appassimento non rovina gli acini, solamente concentra al loro interno i succhi, eliminando soprattutto acqua.

PASSIAMO IN DEGUSTAZIONE

Ho voluto degustare quasi tutta la gamma dei vini di Beconcini. Diciamo almeno la gamma dei rossi, per avere un quadro unitario delle caratteristiche e differenze dei vari vini.

MAURLEO 2015: è il vino d’ingresso dell’azienda composto a metà tra Sangiovese e Malvasia Nera. Arriva al naso pulito, confidente, quasi amichevole. Si fa apprezzare per la sua naturale predisposizione ad essere un vino della bevuta quotidiana. Frutti rossi, pieni e ben maturi che si alternano con un apprezzabile tocco erbaceo che ricorda le erbe aromatiche di campo.

Anche in bocca è lineare e piacevole, avendo tannini giusti che fanno sentire il loro vigore ma senza prevaricare le altre sensazioni. Lascia la bocca fruttata, con punte di sapidità piacevoli e continua con una discreta persistenza al palato. È un vino che punta sulla beva equilibrata, ideale per i vini che si vedono sulle tavole di tutti i giorni. Non è un vino scontato, ma che fa della piacevolezza di beva la sua carta vincente.

IL SANGIOVESE IN PUREZZA

Pietro BeconciniRECISO 2013: si arriva al Sangiovese in purezza, figlio di vigneti che hanno circa 25 anni di età media ed affinato in botte grande oppure tonneau. Deve il nome alla tecnica dell’INTERRUZIONE LINFALE, una tecnica ricordata al cliente grazie al “taglio” presente in etichetta.

Si adopera un taglio sul ramo della pianta per interrompere il passaggio linfale, dalla pianta al grappolo, quando si ritiene che il grappolo abbia raggiunto le giuste dimensioni. Così facendo si interrompe l’afflusso della LINFA VITALE, facendo alimentare il grappolo solo della LINFA ELABORATA, quella derivante dal processo di fotosintesi clorofilliana. Generalmente viene effettuata i primi giorni di Settembre, poco tempo prima della completa maturazione dell’uva.

Il Reciso 2013 si presenta con un naso preciso, elegante e in linea con la tipologia. È carnoso, ha quel che di tocco ematico tipico del Sangiovese più vero e poi continua con ciliegia, mora, ribes nero. Non manca di far sentire il suo lato corpulento con spezie a non finire, un piacevole tocco erbaceo, direi quasi fresco nella sua interezza.

Non ha timore a mostrare anche il suo lato evoluto che parla di cacao amaro, pepe nero, polvere di caffè e un bel tratto di liquirizia e tabacco dolce a dargli profondità e ancor più spessore. In bocca non tradisce le aspettative mostrando fin da subito il suo lato sapido, una bocca fruttata bella carica ed un tannino deciso, presente e mai imperante rispetto alle altre sensazioni. Sono soprattutto evolutive, le stesse già sentite al naso ma che qua assumono la loro connotazione tridimensionale.

Finisce con una persistenza adeguata all’uvaggio e all’annata, con un finale erbaceo che stenta a trasformarsi in balsamico, data la sua ancora caratterizzazione fresca. La bocca resta piacevole, mediamente carnosa e con un lascito pieno fruttato e sapido.

LA RISERVA DEL SANGIOVESE

CHIANTI RISERVA 2013: la particolarità sono le vigne da cui proviene questo Chianti. Hanno oltre cinquant’anni ed esprimono tutta la loro caparbietà nel Chianti Riserva. Gran parte di Sangiovese all’85% con il restante 15% di Canaiolo.

Nonostante la piccola parte di Canaiolo l’anima del Sangiovese resta preponderante e chiaramente distintiva. È un’evoluzione del Reciso, alzando le sensazioni verso vette più mature e decise, ma delicate e piene come il vero Sangiovese sa fare.

Il naso è più corposo, ampio ma anche meno potente del Reciso. Anche il calore che esprime sembra più controllato, lasciando più spazio alla confettura data dai frutti macerati. Si sentono in modo evidente anche le spezie, come quel leggero sentore di tabacco e caffè, comunque meno presenti rispetto al Reciso. Permane il tratto ematico, ferruginoso che anticipa ginepro e un tocco balsamico già più evidente che porta una piacevole velatura mentolata.

Anche in bocca dimostra più maturità pur con un tannino che si connota per gentilezza, minore aggressività, lasciando spazio al riempimento fruttato e speziato che si prendono la scena. Non manca di dare tono e corpo la sapidità, sempre presente nei vini di Beconcini e ben aiutata dalla tipologia di vigneto.

La bocca nel finale resta fresca, sapida, fruttata e con un leggero amaricante che aiuta la persistenza a restare a galla per vari secondi, grazie anche a una connotazione di macchia mediterranea che dà longevità all’insieme.

ARRIVA IL TEMPRANILLO DI PIETRO BECONCINI

Pietro BeconciniIXE 2015: il nome è l’espressione dialettale toscana di X, il nome con cui venne chiamata quella vigna sconosciuta prima che dall’esame del DNA si scoprì il Tempranillo. Sorprende per il colore profondo, carico e facilmente confondibile con un Syrah. Anche al naso ricorda i tratti del vitigno francese con le spezie che la fanno da padrone. Mora, ribes e susina seguono a ruota, con un piccolo accenno di macerazione che porta maggiore spessore.

È evidente anche il contributo delle erbe aromatiche che completano e smorzano la potenza della parte speziata. È intenso al naso, ma con controllo e senza colpire troppo veemente sulle narici. Bocca piena, calda, fruttata con sapidità decisa e tannino ben tosto, ancora giovane e un pochino “verde” nella propria caratterizzazione.

L’intensità delle sensazioni è medio-alta, comprese le spezie come pepe nero e ginepro che accompagnano la degustazione dal naso fino al palato. C’è anche un discreto accenno amaricante, unito a un ricordo di liquirizia, che resta in bocca a lungo. Alla fine restano le gengive ben attaccate dall’irruenza del tannino, nonostante frutti e sapidità facciano sentire il proprio lascito. Rimane il suo ricordo per vari secondi, quindi posso definire la persistenza lunga oltre che piacevole.

E ORA IL TEMPRANILLO PREFILLOSSERA

VIGNA ALLE NICCHIE 2011: è arrivato il momento del re delle vigne di Pietro Beconcini. Il Vigna alle Nicchie è prodotto con il Tempranillo originario, quello da piante a piede franco. Un esempio unico, più che raro, in un territorio che non è avvezzo a queste commistioni.

Nicchie in toscano significa conchiglie. Se fate una passeggiata sui terreni di Beconcini vi renderete conto della quantità di conchiglie presenti, non scherzo. Guardate la foto se non credete alle mie parole”

Pietro Beconcini

Il suo colore è impenetrabile, corposo, quasi sanguigno grazie ad una densità superiore a quella di altri vini. Esplode alle narici con un bouquet di sensazioni varie che, almeno inizialmente, può quasi stordire per intensità e complessità alle narici. Qua non ci sono filtri a limitare la sua forza, che viene fuori con veemenza e veracità.

Anche il tono fruttato appare di una carica aromatica difficile da ritrovare, con frutti che sembrano strizzati nell’interezza della loro polpa macerata, tanta è l’intensità che sale con potenza. Accorre a rafforzare la complessità anche un deciso tono alcolico con i suoi 15,5 gradi che ricordano il tempo passato dalle uve in appassimento. Attenzione però: tutto questo darsi da fare è sempre fine, elegante e mai “troppo”, aspetto importante per rendere il vino amabile e non stucchevole.

IL TEMPRANILLO DI PIETRO BECONCINI È UNICO

Pietro Beconcini Vigna alle Nicchie

Un respiro di questo Vigna alle Nicchie vale molti altri vini, è una scuola di sensazioni ma non solo olfattive, perchè anche al palato ci sono delle belle sorprese. Mi ha sorpreso soprattutto l’eleganza del tannino: è vivo, pieno, elegante e non si prende tutta la scena della degustazione.

Riempie la bocca con la sua carica levigata, aiutato anche dalla sempre presente sapidità marina che allarga a dismisura l’ampiezza delle sensazioni. Tutto si muove assieme, dimostrando quanto sia unito nel portare svariate sensazioni di fronte al giudizio del palato.

Ha struttura a non finire e una pienezza da fare invidia a campioni dal nome altisonante. Spezie, frutti macerati, balsamico, amaricante dato da china e liquirizia sono i comprimari di lusso della scena. Continua per molti secondi a pervadere ogni angolo del palato, quasi creando un film fruttato e speziato che avvolge le guance. Da provare per capirlo!

Quindi se passate da San Miniato non esitate a fare un saluto a Eva e Leonardo. Saranno ben lieti di far degustare il loro Tempranillo dal “ricordo marino”.

Info: PIETRO BECONCINI AGRICOLA | SAN MINATO ( PI ) | www.pietrobeconcini.com

di MORRIS LAZZONI

VinoperPassione

Il vino è semplice da capire, basta avere passione

vinoperpassione2015@gmail.com

10 Ottobre 2017. © Riproduzione riservata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Privacy Policy