Degustazione Quercia al Poggio Riserva

La storia di Quercia al Poggio inizia da lontano

Non ti possono venir dubbi riguardo al legame con la storia quando visiti la tenuta di Quercia al Poggio. So che non è un caso isolato, perché in Italia abbiamo tanti legami con il nostro passato, ma a Quercia del Poggio lo respiri e lo vivi come da poche altre parti. Ecco che ammirare l’ex monastero del ‘500 nel corpo centrale dei caseggiati di Quercia al Poggio non è strano, anzi! Te ne accorgi anche dalla piccola chiesa che ancora è custodita tra le sue mura, un tempo usata per le preghiere: ciò fino a 150 anni fa, per cui è storia abbastanza recente.

La storia di Quercia al Poggio non si è interrotta, visto che per arrivare ai giorni nostri la tenuta è passata attraverso la conduzione agricola e la mezzadria: in tempi passati l’estensione era talmente ampia da arrivare da Monsanto – dove si trova il ceppo centrale – fino al paese di Barberino Val d’Elsa. Oggi si “limita” a soli 100 ettari di estensione, di cui 15 vitati, con il resto diviso tra boschi ed olivi.

 

Nel 1997 a Quercia al Poggio arrivano Vittorio e Michela

La proprietà della tenuta era già da tempo della famiglia di Vittorio, ma forse serviva una nuova generazione, un nuovo slancio oppure una diversa passione per rimettere in moto l’anima di Quercia al Poggio e dei suoi vini. L’anno 1997 è quello della svolta, almeno per la parte di storia che conosciamo e possiamo vivere oggi. Vittorio e Michela, gli attuali proprietari, decidono di iniziare un nuovo capitolo della vita, prendendosi carico del rinnovamento di Quercia al Poggio, buttando un occhio sul futuro ma senza rinnegare la storia ed il legame con il passato

Caro amico, vorrei farti una piccola digressione sul mestiere del vignaiolo. Se sei qua bevi già vino, ma potresti non sapere cosa ci sia dietro una bottiglia di vino. Molti come te comprano al supermercato – oppure in enoteca se già più appassionati – scegliendo la propria bottiglia, spesso in base all’etichetta oppure al prezzo. Quando però incontri vignaioli che ci mettono il cuore, allora capisci che la bottiglia di vino è solo la punta dell’iceberg di quell’affascinante mondo.

Sempre nel 1997 sono stati rimpiantati gran parte dei vigneti della tenuta di Quercia al Poggio, ovviamente con vitigni autoctoni, Sangiovese in primis e poi Canaiolo, Malvasia nera e Ciliegiolo. Vennero lasciati intatti solo 3 ettari, ancora oggi testimoni di un passato che non tornerà più, ma anche fedeli attori dell’attuale produzione vinicola. In generale i vigneti si trovano ad un’altezza di 350-400 metri s.l.m, media abbastanza elevata per il Chianti Classico, che tocca punte massime di 550-600 metri.

 

Vigneti di Quercia al Poggio

 

Tradizione che guarda al futuro per un Chianti Classico autentico e contemporaneo

Letto così il titolo può sembrare uno slogan, ma non lo è. Racconta semplicemente lo stile di Quercia al Poggio, che successivamente ti racconterò: oltre al soggiorno, alla visita nei vigneti ed in cantina non è mancata una degustazione verticale di 10 diverse annate. Per questo mi sono permesso di anticiparti parte del giudizio dei vini di Quercia al Poggio: sono Chianti Classico tradizionali, longevi ma anche attuali per le moderne logiche di rispetto e valorizzazione del territorio d’origine.

Pensa che dai vigneti si estraggono dai 35 ai 25 quintali di uva per ettaro: non andare subito nel panico, adesso ti spiego che significa. Intanto sai quanto è un ettaro? Dieci mila metri quadrati: girali come vuoi, ma sempre quelli sono. Da un ettaro di vigna un’azienda può estrarre più o meno quantità di uva, in funzione di differenti fattori: conformazione del terreno, numero di piante presenti, produzione media per pianta, quantità di uva raccolta in vendemmia. Vada da sè che più uva produrrà una pianta e potenzialmente meno qualità potresti trovare. Sai che ci sono tipologie di vino prodotte con rese per ettaro di circa 150/160 quintali? Una pianta che produce meno uva darà maggiore qualità: ricordalo la prossima volta che dovessi vedere bottiglie in offerta a 1,99€!

Un’altra tecnica usata per migliorare la qualità dei vini di Quercia al Poggio è la vinificazione separata delle varie parcelle, in modo da lasciare intatta l’identità che ogni vigneto fa ricadere sulle proprie uve. I terreni infatti sono diversi, passando dal galestro a sud fino all’alberese ad ovest. Quando ci sono grandi estensioni territoriali è normale imbattersi in differenti tipi di terreno: qui sta anche la bravura del vignaiolo e della squadra composta da agronomi ed enologi. Distanze diverse possono significare anche una diversa esposizione alla luce solare, piuttosto che diversi gradi di maturazione dell’uva in periodi differenti.

 

Oltre alla vigna c’è di più! Una volta raccolta l’uva arriva in cantina

È vero che il Sangiovese è il re del Chianti e trova qua la sua casa ideale: ma è anche un’uva delicata, a tratti scorbutica se mal trattata, per cui necessita di grandi attenzioni in vigna prima ed in cantina poi. Il Sangiovese a Quercia del Poggio trova la casa naturale dentro a vasche di cemento, ritenute migliori e più consone per rispettare la tipicità del Sangiovese rispetto alle vasche di acciaio.

A Quercia al Poggio il cemento è sempre stato usato, mentre oggi viene riscoperto da molte cantina come la manna salvifica dal cielo. Ti stai chiedendo perchè sia così diverso dall’acciaio? A volte l’acciaio tende un pò a “smagrire” e ridurre il corpo dei vini e, nel caso del Sangiovese, potrebbe addirittura enfatizzare la sua tipica traccia acida e ferrugginosa. Il cemento riesce a dare fin da subito maggiore rotondità ai vini, senza pregiudicare la loro durata nel tempo.

Quando si ha tra le mani un vino di grande consistenza, ma anche di forte trama tannica, allora il cemento può essere utile allo scopo: non riduce la forza dei frutti, come potrebbe fare un lungo affinamento in legno a favore dei sentori evolutivi, ma dà maggiore rotondità e più immediatezza al vino. Le vasche di cemento, inoltre, non subiscono gli shock termici a cui è soggetto il legno ( ed in parte anche l’acciaio ) e non interferiscono nel vino come può fare il legno.

 

Vasche di cemento di Quercia al Poggio

 

Ora passo la parola ai 10 Chianti Classico degustati. Si parte dal 1997, l’anno di arrivo di Vittorio e Michela

 

1997 Riserva 

Il colore è un rosso mattonato ancora luminoso, quindi è un buon segno. Al naso presenta grande evoluzione, con profumi di caramello, cuoio e frutti sottospirito come amarena, intrecciati in un contorno balsamico denso e ben profondo al naso. Chiude con note di liquirizia e sandalo, mantenendo una buona finezza generale. Al palato è fresco, con buona acidità ed un tannino che non ha perso tutta la sua astringenza. Mi piace la sapidità e quella nota di arancia rossa e marasca che si uniscono in un sorso completo e ben corposo. Chiude ben sapido, lasciando il palato asciutto ed elegante. È ancora un ottimo vino!

1998 Riserva

Il colore è simile a quello del 1997 anche se leggermente meno luminoso del precedente. Al naso si capisce subito che è un vino più complesso e più corpulento nei profumi. Perde un pò di aplomb e di eleganza del 1997, pur con tratti simili nel balsamico e nell’ematico/ferrugginoso tipico del sangiovese. Sento frutti più corposi, insieme a note di cacao e cuoio che avvolgono le narici. Il tannino è ancora vivo, forse però un pò più scontroso e legnoso del 1997. Al gusto è lungo, con quella carica citrina e la ciliegia matura che riempiono il palato. Non manca la vena erbacea delle foglie di thè nero, del cuoio e dei fiori secchi. Persistente con ancora anni di vita di fronte.

1999 Riserva

Cambia un pò il colore, meno mattonato e più tendente al granato pur con riflessi aranciati. Ha meno spinta olfattiva al naso, essendo più leggero e forse con profumi più “magri” e meno ampi. La parte balsamica parla di eucalipto e mentolato, poi ancora ricordi agrumati, fiori essiccati, prugna secca e tanto erbaceo, come tabacco scuro e chiodi di garofano, ad alzare la media dell’intensità dei profumi. In bocca però acidità e tannino sono quelli del Sangiovese di classe, con quella salivazione citrina che spinge forte e rinfresca. Il tannino ha grip, è astringente al punto giusto, mentre un filo di morbidezza cerca di bilanciare la bellissima spalla acida del vino. Potente ma con eleganza.

2001 Riserva

Ancora un colore ben granato, di buona intensità, con lievi riflessi aranciati e tanta luminosità. Al naso si intuisce l’età, grazie ad importanti note evolute che lasciano però ancora un accenno fruttato croccante. La vena ematica/ferrugginosa del Sangiovese qui raggiunge un’ottima espressione, inserendosi in un olfatto fine ed elegante a tutto tondo. C’è una leggera tostatura, un buon tono erbaceo secco con sentori di caffè, menta e di frutti maturi ancora polposi. Entra finissimo in bocca, con giusta carica citrina e fruttata. Il tannino è secco, ancora forte ma senza rovinare l’equilibrio di eleganza. Sapido e con quell’erbaceo secco a dare leggerezza alla polposità. Ottimo!

2003 Riserva

Altra gradazione del granato pieno e carico, con ampi riflessi aranciati, ma meno luminoso dei vini precedenti. Si sente l’annata calda che incide sull’olfatto, evidenziando note di maderizzazione mai sentite prima. Sento profumi più scuri come cuoio, liquirizia, balsamico, cioccolato e note ematiche così evidenti da coprire l’avanzata dei frutti. L’intensità c’è, manca solo l’eleganza e la finezza dei precedenti. In bocca è più amaro, con note amaricanti e poi con una leggera invadenza dell’alcol. C’è ancora tannino ma non così integrato e fine come negli altri vini. Sempre sapido ma con acidità meno presente. La lunghezza di gusto e la persistenza non mancano, l’eleganza totale si.

 

Quercia al Poggio Chianti Classico Riserva

 

2004 Riserva

Ritorna una lucentezza propria del vino, grazie alla perfetta fusione tra granato ed aranciato. Sento subito la classe del vino che è ampio e complesso, dimostrando subito eleganza a tutto tondo. Ogni sensazione è nitida, presente ma integrata con le altre: frutti polposi, balsamico che vira su eucalipto, cioccolato, l’ematico di gran classe, cuoio e tonalità iodate e quasi marine. Forse non avrà una vita lunghissima, ma ora è in perfetto stato di forma. Al palato è balsamico, con tannino setoso e buon lato morbido a bilanciare una sempre presente, ma inferiore, acidità generale. È salino, ha ottimi ricordi fruttati e mantiene una traccia agrumata di sanguinella che vuole allungare la freschezza della beva.

2009 Riserva

Qua il colore si è mantenuto rubino, pur evidenziando note granate in divenire e con lucentezza a palla. Il naso è spostato su note erbacee secche, anche un pelino verdi, con marasca e mora che sembrano ancora in perfetto stato di maturazione e con l’alcol che spinge in giusta misura. Arrivano dopo il tabacco biondo, le foglie di thè, il pepe nero ed il tratto ematico con note metalliche pungenti. Intenso, ampio e davvero una bella sorpresa al naso. In bocca prevale l’acidità tipica del Sangiovese, che lascia la bocca fresca e salivante pur con un tannino ancora pimpante ed a tratti verdognolo, quasi da completarsi. I frutti sono croccanti, polposi ma anche spinti su note agrumate di arancia rossa. È meno fine al palato degli altri, ancora smosso nell’equilibrio, ma ha ancora molto potenziale da dimostrare.

Verticale Quercia al Poggio Riserva

 

2011 Riserva

Vedo un rosso rubino leggermente scarico in tonalità ma davvero ben luminoso. Lo sento ancora chiuso al naso, quasi cupo e ancora con profumi in divenire e difficili a scoprirsi. I frutti sono ancora acerbi, quasi vira su una lievi nota ossidativa mentre regna l’erbaceo con taglio fresco. È meno fine rispetto ai bellissimi vini bevuti prima, forse è in una fase non proprio ideale. Anche al palato non mi entusiasma e mi lascia un senso incompiuto, soprattutto dopo aver provato i vini di prima. In bocca è acido fin troppo, mentre il tannino non si fa remore a creare scompiglio con la sua tenacia. Il palato è si salivante, ma anche attaccato dal tono verdognolo del tannino. Per ora è da rimandare!

2012 Riserva

Il colore è sempre rosso rubino ma questa volta ha già un leggero tocco granato, mentre la luminosità è sempre ad alti livelli. Quanto è bello e completo nei profumi questo 2012! Tutti i profumi sono integrati, perchè c’è una bella ciliegia rossa e piena di polpa, una buona bose di mentolato e balsamico, poi caffè, cacao in polvere e un bel bouquet di fiori appassiti. I profumi sono così bilanciati ed equilibrati che lasciano un ricordo di grande piacevolezza, chiudendo con un finissimo ricordo di cuoio. Tanta bellezza la ritrovo anche in bocca con alcol bilanciato, acidità e freschezza ben nitide e con un tannino già setoso, ma al tempo stesso potente e ben fiero. Non manca quel velo di morbidezza in modo da promettere maggiore bilanciamento in futuro, mentre ora mi godo la sua sapidità, la vena ematica e la finezza generale. Lungo nel ricordo e ben persistente.

2013 Riserva

Di fronte a me nel calice vedo un rosso rubino vivo e di grande luminosità. Mi piacciono la possenza e la carica dei frutti pieni e maturi che percepisco. Sta crescendo la potenza del balsamico, mentre la secchezza del vegetale già è presente e connota l’olfatto. C’è tanto pepe nero a dare piccantezza, mentre anche le note ematiche sono meno mature dei precedenti vini. Sento una nota di tostato, dovuta al legno, poi l’amaricante della liquirizia e del caffè. In bocca è carnoso con tanta ciliegia, ribes e mora che riempiono di gusto il palato. Il tannino è già integrato, spinge ma sempre con controllo: è così anche l’alcol e non credevo vista l’importante calore tipico dell’annata. I ricordi agrumati di sanguinella ci sono, quel bel ferrugginoso dell’ematico nobilita la bocca e la finezza regna indisturbata. Ha tanta bevibilità, lunghezza di gusto e persistenza.

 

Le vecchie bottiglie di Quercia al Poggio

 

La mia visita e degustazione alla cantina Quercia al Poggio è avvenuta durante una delle giornata passate a Sangiovese Purosangue. Ma l’hai letto il mio articolo? Se te lo sei perso, LEGGILO ADESSO CLICCANDO QUA!

Ringrazio la cantina Quercia al Poggio per tutta la disponibilità e cortesia dimostrate nei due giorni in cui sono stato loro ospite. Mi rimarrà il ricordo dell’umanità e passione con cui Vittorio e Michela portano avanti la loro azienda, basando il loro lavoro sul rispetto e la valorizzazione del territorio e dei magnifici frutti che ne derivano!

 

di MORRIS LAZZONI

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14 Gennaio 2019. © Riproduzione riservata