Vinoè 2018 alla Leopolda di Firenze

 

Vinoè 2018: anche la terza edizione è stata un successo!

 

Per il terzo anno consecutivo sono stato ospite del congresso nazionale di Fisar, svoltosi come nelle scorse edizioni presso la Stazione Leopolda di Firenze. Anche in questa terza edizione sono rimasto colpito dalla qualità degli espositori presenti, come dei vini in degustazione, nonostante qualche produttore inserito e quasi “fuori luogo” in un contesto simile. Cosa intendo? Diciamo che qualche “finto produttore” con i vestiti da imbottigliatore poteva anche non essere presente, ma di certo queste presenze isolate non hanno rovinato la bella atmosfera d’insieme!

 

VinoperPassione a Vinoè 2018

 

Cosa mi è piaciuto di Vinoè 2018

 

La mia scaletta di degustazione era come al solito troppo piena di produttori da incontrare: effettivamente non ho ancora imparato a conoscermi! Ormai dovrei sapere di essere un “chiaccherone” quando arrivo al banco di degustazione di un produttore, ma è più forte di me immaginare di incontrare tutti quelli che mi interessano. Ma non preoccuparti che c’è comunque tanto da sapere!

 

A proposito…se non hai letto il mio articolo della scorsa edizione, ti consiglio di farlo ora!

 

Thomas Niedermayr – Alto Adige

 

Per me Thomas è uno dei re della tavola rotonda dell’Alto Adige! Non ci sono mezze misure e non mi tiro indietro nel affermarlo. Mi voglio sbilanciare a premiare l’impegno e la caparbietà di un giovane ragazzo che ha raccolto l’eredità del padre per portare avanti l’azienda con un piglio innovativo. Qui non si parla solo di AGRICOLTURA BIODINAMICA, di VINI NATURALI, ma soprattutto di UVE PIWI. Le conosci?

 

→PIWI o Pilzwiderstandsfähig: significa varietà di vite resistenti alle crittogame. Spiegare l’origine delle uve PIWI è facile: sono incroci tra uve di origine europea e altre di origine americana. Perchè si è fatto? Per permettere alla vite di resistere a malattie come la peronospora, l’oidio e la fillossera. Vuoi saperne di più? ALLORA LEGGI QUA!

 

L’azienda produce massimo 30mila bottiglie ogni anno, mentre fino al 1992 le uve venivano conferite alla cooperativa sociale. Le uve che usa Thomas sono SOUVIGNIER GRIS, un incrocio sa Cabernet Sauvignon e Bronner, e selezionato dall’Istituto di Ricerca di Friburgo nel 1983. Altre uve PIWI sono il BRONNER, altro incrocio di uve nato nel 1975 sempre a Friburgo dai vitigni Merzling e Geisenheim 6494, a loro incrociati con Riesling e Pinot Grigio. Per finire l’elenco c’è il SOLARIS, anch’esso nato nel 1975 dall’incrocio tra Merzling e 6.493 Gm.

 

Ti racconto una curiosità! Sull’etichette troverai un numero: corrisponde all’anno di impianto del vigneto! 

 

Souvignier Gris 2017

Il colore è giallo verdolino, mentre al naso dimostra finezza e delicatezza di profumi vegetali ed erbacei, che portano alla mia attenzione pompelmo rosa, susina bianca, rosmarino e felce. Se ti aspetti esplosione di profumi potresti rimanere deluso, ma se sei appassionato di vini con buona eleganza olfattiva, allora hai trovato il tuo pane!

Al palato è caldo e dimostra una buon tenore alcolico, ha una buona sapidità e viaggia su un equilibrio di gusto tra accenni di morbidezza e lunga acidità citrina. Non manca la freschezza così come un buon livello di mineralità a nobilitare la beva. È un vino persistente e davvero piacevole da bere.

 

Thomas Niedermayr a Vinoè 2018

Solaris 2017

Il colore del vino è simile a quello del Souvignier Gris, mentre cambia aspetto al naso con una buona intensità olfattiva che parla soprattutto di frutti tropicali come ananas ed avocado, poi albicocca e tutta la componente vegetale di erba fresca, fieno e poi pietra focaia ben evidente. Anche il Solaris non manca di darmi ottime sensazioni di eleganza al naso, pur avendo una maggiore intensità di profumi.

Al palato è coerente, perchè entra potente, con un buon calore e con gusto pieno e largo ad invadere la bocca. Ha un ricordo agrumato intenso, così come l’acidità e la freschezza che mi impressionano per potenza! Nonostante questo riesce a mantenersi elegante, anche quando mi riporta quelle belle sensazioni fruttate, giusto in tempo per poi lasciar campo alla sapidità. Veramente un ottimo vino!

Bronner 2016

Il colore del vino aumenta la tonalità assumendo contorni più paglierini e carichi. Anche al naso alza l’asta dell’intensità delle sensazioni, facendo immediatamente percepire la nota alcolica che resta comunque plafonata e mai invadente. Fieno secco, camomilla, pesca gialla, arancia essiccata, salvia e maggiorana sono i bellissimi profumi di questo Bronner 2016. Sembra scontato dirlo, ma anche qua la finezza e l’eleganza sono intrecciate al vino!

La freschezza e l’acidità non mancano, così come sono abituato al citrino intenso, ma qua mi sorprende la sapidità! È un vino quasi salato che potrebbe essere il perfetto testimonial del terroir dolomitico. Ha un gusto largo, pieno, intenso e gioca sull’alternanza di frutti ed erbaceo per non essere mai scontato. Che spettacolo questo Bronner, ragazzi miei!

Weissburgunder 2014 ( Pinot Bianco )

Io adoro il Pinot Bianco perchè lo trovo un vino di un’eleganza e finezza a volte irraggiungibili per altri vitigni: ecco perchè mi sono innamorato di questo Weissburgunder 2014! Lo metto senza mezzi termini tra i migliori assaggi di questo Vinoè 2018. La sua finezza mi lascia meravigliato, stupito e con i cuoricini agli occhi. Tutto è perfetto a livello olfattivo, creando un mix unico tra le componenti floreali, erbacee, speziate e fruttate. La mela verde, la susina bianca e l’arancia bionda si integrano con la freschezza del fieno secco, dei fiori di campo e con la piccantezza del pepe bianco.

Appena entra in bocca porta pienezza, corpo ed ottima struttura. Tutto si muove con un piano ben preciso, fatto per far innamorare il degustatore: ha calore è vero, ma non al punto da infastidire. È un vino complesso, equilibrato tra freschezza e accenni di morbidezza. Mi lascia una bocca sapida, asciutta ed elegante. In più è lunghissimo in persistenza. Cosa devo recriminare ad un vino così? Posso solo dire che è spettacolare!

 

Pinot Grigio di Thomas Niedermayr a Vinoè 2018

 

→Se non l’hai capito per me Thomas Niedermayr merita l’Oscar di Vinoè 2018! Cercate questi vini e provateli.

 

Korsič – Friuli V.G.

 

Vinoè 2018 a Firenze

 

La storia di Korsič è abbastanza recente ma al tempo stesso ha già un lungo passato. Sono solo 7 anni che l’azienda imbottiglia i propri vini e sfrutta il vero potenziale dei propri 7 ettari: in precedenza invece era solita vendere le proprie uve ad una vicina cooperativa.

Lo stile è molto vicino al naturale, perchè la famiglia Korsič cerca di intervenire il meno possibile in cantina, lasciando parlare le uve e trasformandole nei vini che oggi conosciamo. Il Collio è un territorio molto vocato alla produzione di vino di qualità, grazie al suolo composto da rocce e fossili che donano grandi mineralità e sapidità. Ma è anche lo stile e l’interpretazione di Korsič, che ben interpreta queste condizioni, a piacere al pubblico ed agli esperti di settore.

Ribolla Gialla 2017

Arriva al naso con le tipiche note fruttate e floreali tenui e delicate, pur non mancando di una buona spinta olfattiva. Mela, pera e pompelmo oltre ad un tocco erbaceo fine e tagliente. I profumi sono eleganti il giusto e molto tipici del vitigno.

Al palato entra con un bel tocco agrumato, portando giusta acidità e freschezza, allungate da un piacevole ricordo floreale ed erbaceo. Sento fieno, fiori freschi, tanti agrumi e tutto mi lascia una bocca salivane, pulita e con una piacevole persistenza fruttata. Infine la sapidità è giusta e abbastanza sensibile.

È un vino da bere durante un aperitivo, abbinato a vari piatti di pesce, ma anche da solo perchè “mette il sorriso”!

Friuliano 2017

Oggi ha questo nome ma fino ad una decina di anni fa si chiamava Tocai: poi la guerra del nome con l’Ungheria è stata persa ed il popolo friulano è corso ai ripari con un nuovo nome. Aldilà di ciò è un vino tipico e storico nella vita della regione e la rappresenta nel mondo più di altri vitigni arrivati successivamente ( come Chardonnay o Sauvignon ).

Mi piace subito al naso per i pforumi erbacei e vegetali che spiccano su tutto, con rosmarino, erba fresca e timo che mi colpiscono immediatamente. Poi arriva anche una bella sensazione fruttata per “smussare” gli angoli di questo erbaceo e dare maggiore completezza. In ogni caso ha una sua bella finezza olfattiva e lascia ottimi ricordi al naso.

Al palato ha giusto alcol, una buona traccia sapida e minerale, poi di nuovo arrivano erbe e vegetale a rinfrescarmi la bocca. Ha un pizzico di amaricante nel finale, non prima di aver mostrato ottime doti di salivazione e freschezza. È fine, lungo nel gusto e mi lascia il palato con un’ottima sensazione di frutti croccanti e freschi. Bel vino!

 

Korsič a Vinoè 2018

 

Collio 2017

Per Korsič questo è il vino che anima l’azienda, la vera essenza della loro produzione. È figlio dell’assemblaggio di tre uve come Friulano, Ribolla Gialla e Chardonnay e rappresenta il loro vino di punta. Non te l’ho detto prima ( e recupero ora ), ma tutti i vini bianchi di Korsič vengono affinati in acciaio.

Mi ha subito conquistato per i suoi profumi ampi e l’ottima complessità, oltre che per il modo fine ed elegante di esprimerli. Sento distintamente la vena erbacea e la mineralità che ben si integrano con il frutto croccante ed ancora vivo. Ha anche una buona speziatura, l’alcol è tenuto a bada e non perde mai il contatto con una buona eleganza al naso.

Anche al palato mi conquista: entra con dovuta cautela ma senza avere il timore di dimostrare quanto sa fare. La bocca è colpita da ogni singolo aspetto del vino, con il ritorno potente della parte erbacea, che anticipa frutti freschi ed ancora aciduli come agrumi, pesca bianca e mela verde. È salivante, fresco, ha un’ottima sapidità e lascia finezza ed eleganza in ogni secondo della sua lunga persistenza.

 

DCasadei – Toscana/Sardegna

 

Gamma vini Casadei a Vinoè 2018

 

Il mondo Casadei passa attraverso due regioni, la Toscana e la Sardegna, due regioni in cui sperimentare il proprio concetto di BioIntegrale e facendo vino anche con l’utilizzo dell’anfora. Se vuoi saperne di più sul loro metodo, allora ti consiglio di leggere qua!

Nel solco di queste 10 indicazioni di “consapevolezza” e rispetto della natura Stefano Casadei crea vini nella Rufina, grazie alla tenuta di Castello del Trebbio, in Maremma, con Tenuta Casadei ed infine in Sardegna con Olianas.

 

Castello del Trebbio – Chianti Rufina

Mi pulisco e sgrasso il palato iniziando la degustazione dei vini con una bollicina metodo classico! In genere sono diffidente dai prodotti creati in Toscana, lo dico con estrema onestà. In pochi casi mi sono rimaste impresse produzioni nostrane a favore di Franciacorta o Trento Doc ( attenzione: non cerco la Champagne, perchè sarebbe come rubare in chiesa ).

Quindi arrivo alla degustazione del loro metodo classico diciamo con un pò di dubbi, anzi molti dubbi. Ma apprezzo la volontà di Gherardo di propormi la bolla come inizio, in modo da togliermi dall’impasse di sceglierla tra i vari vini!

 

 

Castello del Trebbio Rufina a Vinoè 2018

 

Metodo Classico Brut | 70% Chardonnay, 30% Trebbiano e circa 30 mesi sui lieviti

Allora Gherardo: hai fatto centro! Finalmente qualcuno che non vuole fare un metodo classico da Sangiovese! Ne ho sentiti molti e la maggior parte di loro fanno schifo! Quindi apprezzo la scelta di puntare sullo Chardonnay, un classicone eterno, ma anche sul Trebbiano per portare un pò di toscanità dentro alle bollicine!

Al naso è croccante, dimostra di avere una buona tensione citrina e poi sento piacevoli sentori di burro, croissant caldo, albicocca, pesca gialla e ananas maturo. Ha profumi delicati ed ha una giusta pulizia olfattiva. Anche al palato non manca di lasciare il segno con un velo agrumato e citrino che puliscono e lasciano salivazione e frescehzza. Il perlage è spumoso quanta basta ed accarezza in modo soffice, lasciandosi dietro una scia minerale e sapida che non guasta. Dai, è un metodo classico toscano che si difende alla grande!

 

Lastricato – Chianti Rufina Riserva 

Vuol essere l’espressione del Chianti Rufina secondo Castello del Trebbio. È composto da sole uve Sangiovese e compie lunghi affinamenti in botte grande per circa 30 mesi, per poi sostare altri 6 in bottiglia prima della commercializzazione. In questo vino c’è il contributo dell’anfora durante la vinificazione, per il 50% della massa, mentre la restante parte fermenta in acciaio.

Mi piace sia alla vista, con quel rosso rubino lucente che vuole andare verso tonalità granate, sia al naso, dove mi dimostra subito una bona finezza generale. È teso nei profumi, ancora scalpitante pur non dimenticando di approcciarsi con buona eleganza. Sento frutti macerati come marasca e mora, ma anche polposi e carichi di succhi, poi fiori secchi ed una precisa nota di tabacco, affumicato al punto giusto. Continua con chiodi garofano, eucalipto e chiude con caffè in polvere ed un buon tratto ematico.

Al palato resta nel solco di finezza già iniziato al naso, stupendo con quella carnosità e croccantezza fruttata che lasciano la bocca invasa da ciliegia, mora e lampone. Il tannino è vivo ed ancora deve evolversi, perchè si muove dentro confini terrosi ed astringenti che lo portano in prima posizione. È un vino che ha freschezza, acidità tipica e soprattutto quel gusto minerale ed etereo che è tipico della Rufina. È snello, mai pesante e lascia la bocca asciutta e giustamente polverosa, pur mantenendo una buona bevibilità.

 

Olianas Cannonau Riserva a Vinoè 2018

 

Olianas – Sardegna

 

Siamo nel cuore pulsante della bellissima Sardegna, dove la pastorizia e l’agricoltura sono state il sangue nelle vene della zona. È quella del Campidano, in cui Olianas stende i propri 23 ettari, posizionandosi a circa 60 km a Nord di Cagliari e 65 km ad est di Oristano. Il clima è tendenzialmente caldo, asciutto e molto spesso ventilato: era una zona di coltivazione di grano, considerata per decenni come il “granaio d’Italia”.

Mi piace ricordare che ad Olianas c’è estrema attenzione per il rispetto del territorio e delle uve, visto che non si aggiungono lieviti per la fermentazione, la solforosa è inferiore al 50% del limite del biologico, le chiarifiche avvengono solo con prodotti naturali e non viene aggiunto nessun additivo che possa restare nel vino dopo la filtrazione.

Cannonau Riserva 2005

Scelgo una delle uve simbolo dell’isola e tra le mie preferite in generale. Bisogna dare rispetto e modo di presentarsi al Cannonau perchè, quando è trattato bene, ha molto da dire. Il Cannonau di Olianas ha una storia da raccontare, visto che compie la prima fermentazione e la malolattica in anfora, per poi sostare circa 22 mesi in botti di rovere.

Mi piace subito al naso perchè mi porta calore, fruttato maturo con tanta polpa, ma anche leggermente polveroso. Percepisco tante spezie che lasciano un buon ricordo piccante e poi la pienezza della prugna, della mora e della liquirizia. Poco dopo la polverosità iniziale mi parla di cipria, ma questi movimenti li giudico fini e con sufficiente eleganza, anche in virtù di una componente tostata che mi riporta alla mente il tabacco biondo.

In bocca è pieno, caldo e con tanto contributo della frutta matura. L’alcol non rovina l’insieme, così come quella traccia amara di pepe nero e china sono integrate e tipiche per la tipologia. Mi piace la sua persistenza e come mi segni il palato in modo sapido e leggermente sassoso.

 

Gherardo di Casadei a Vinoè 2018

Ringrazio Gherardo per la sempre estrema disponibilità e per la professionalità dimostrata. Eccolo in una foto ricordo!

Tenuta Benedetta – Sicilia

 

Se segui il mio blog, avrai già sentito parlare di Tenuta Benedetta. È un piccolo miracolo enologico che ha trovato sui pendii dell’Etna l’habitat ideale per creare un vino unico e decisamente particolare. Tra l’altro uno dei loro vini si chiama proprio “Unico”, per cui non c’è migliore dichiarazione d’intenti. Ecco perchè a Vinoè 2018 non ho resistito a degustare di nuovo i loro vini!

 

→Se ti perso il mio racconto di Tenuta Bendetta a Vinoè 2017, puoi rimediare subito leggendo qua!

 

Ho fatto anche un video durante Vinoè 2018 in cui parlo del Sangiovese di Tenuta Benedetta!

 

La storia di Laura e Daniele parte dalla Toscana per approdare in Sicilia, ma non pensare che il filo conduttore in origine fosse il Sangiovese. Quella è stata una scoperta inaspettata e, forse, nel solco del destino o della “barzelletta”. Vuoi vedere che due toscani vanno in Sicilia a fare vino e trovano del Sangiovese nei vigneti? Può sembrare impossibile, ma è quanto è successo veramente a Laura e Daniele!

Ti parlerò quindi del loro Sangiovese Unico di Benedetta paragonando l’annata 2015 ( già degustato en primeur lo scorso anno ) con l’annata 2016 ( l’en primeur del 2018 ). Ti anticipo che ci sono differenze, ma non voglio rovinarti la sorpresa.

 

Unico di Benedetta 2016

Nel colore è abbastanza tipico, lucente e mostra un bel rubino di media intensità colorante. Si presenta al naso con una complessità di profumi  che sembra già sulla strada della compiutezza, ampia e ben identificabile nelle sfumature. Sento marasca e frutti di bosco maturi, una leggera nota balsamica e poi quel tocca erbaceo che mi riporta alla mente il tabacco e le foglie del thè. Non manca di progredire verso un’ematicità classica da Sangiovese, che lo rende ancora teso e vibrante al naso.

Al palato dimostra di essere giovane giovane a causa di quel tannino secco e potente che, essendo ben largo, prende possesso di tutta la bocca. Anche come calore è presente, ma non eccessivo, mentre l’acidità è croccante e con ricordi agrumati e citrini importanti. Ha ancora bisogno di affinare, per smussare i lati spigolosi del tannino, mentre mi piacciono le mineralità e sapidità che mi ha mostrato.

 

Unico di Benedetta a Vinoè 2018

 

Unico di Benedetta 2015

 

È l’evoluzione del 2016, oppure il padre del 2016. Mettila come vuoi, ma le sensazioni sia al naso che al palato salgono di qualche step. È normale in virtù del maggior affinamento in bottiglia e del tempo che ha vuto a disposizione per farsi il carattere.

Infatti al naso appare subito più completo e maturo del 2016, aumentando l’intensità di ogni singola sensazione. C’è maggiore alcol, è un vino più caldo e largo, ma c’è anche frutta più matura e spolpata che mi ricorda la ciliegia, la mora e la prugna. Ci pensa la sua balsamicità che ricorda l’eucalipto a smorzare questa corposità olfattiva, riportandolo verso livelli di finezza già ben evoluti. Anche qua non mancano tabacco e pepe nero, ma in più percepisco una migliore finezza globale.

Al palato è sempre asciutto, minerale e tannico: in questo aspetto assomiglia molto al fratellino, segno che il tannino del Sangiovese dell’Etna è duro a smussarsi. Meglio così, almeno sono sicuro che ci sia una garanzia di tenuta al tempo significativa. Resta anche qua un ricordo sabbioso, polveroso ma che non copre minimamente la freschezza citrina che allaga la bocca. Ha un’ottima persistenza.

 

Fattoria Selvapiana – Toscana

 

Sai dove si trova la zona del Chianti Rufina? È una delle sottozone più pregiate del Chianti e si snoda, fuori Firenze, per andarsi quasi ad incuneare dove iniziano gli Appennini. Si parla della zone di Pelago, Pontassieve, Rufina, Dicomano, ecc.

Fattoria di Selvapiana rappresenta la storia di questa zona vinicola, con un passato fatto di tradizione, tanta qualità e scelte anche controccorente. Quando ancora non era di moda parlare di biologico, Selvapiana lo era già. Quando non si pensava a fare vini che potessero affinare nel tempo, a Selvapiana lo si stava già pensando!

 

Niccolò Giuntini di Selvapina durante Vinoè 2018

 

Chianti Rufina 2016 – Sangiovese 95% e 5% di Canaiolo, Colorino e Malvasia

Di solito la zona della Rufina è abbastanza fresca e ventilata, mentre la 2016 si è dimostrata un’annata più calda rispetto alla media. Ciò non ha influenzato il colore, ancora di un bel rosso rubino scarico e luminosissimo. Anche al naso percepisco subito tanta croccantezza, insieme ad un tratto erbaceo che mi porta un olfatto fresco e giovane. Nonostante ciò arriva al naso anche un pò di evoluzione che mi racconta di folgie secche di thè, tabacco biondo e di nuovo tanti frutti polposi e quasi maturi come ciliegia rossa e ,ribes sfumati in un leggerissimo eucalipto.

Al palato è fresco, salivante e giustamente tannico come si richiede ad un sangiovese di razza che ha ancora voglia di affinare. L’acidità è di quelle giuste che incide il palato assieme alla componente verde del tannino. Noto anche una discreta sapidità, c’è alcol misurato mentre la vena erbacea è fresca e alleggerisce il palato. Mi piace anche resta il suo gusto e come persiste.

 

Bucerchiale 2015 – 100% Sangiovese

Conosco molto bene questo vino, di cui mi sono tante volte innamorato. Mi ricordo di una bellissima verticale durante l’Anteprima della Costa Toscana di Lucca nel Maggio di quest’anno e non potevo degustare l’annata 2015, appena messa in bottiglia.

Che intensità che ha al naso! È un vino giovanissimo, data la sua capacità d’invecchiamento, ma la sua complessità olfattiva non è da meno a tanti altri campioni. Sento erbaceo come bosso, foglie di pomodoro ma anche tanti frutti appena maturi come ciliegia, melagrana e arancia rossa. Il suo retrogusto mentolato mi rinfresca la bocca, fermando l’avanzamento del cacao e del pepe nero. Si muove in contorni di finezza e potenza che si uniscono, ancora combattendosi, ma sapendo che creeranno assieme un grande vino.

Al palato ha classe, grande bevibilità ma anche potenza e forza nel mostrare cosa sa fare. L’alcol resta al posto giusto, il tannino è deciso e forse ancora un filo legnoso, ma sento anche la tipica eleganza astringente della Rufina. Ha acidità che rinfresca la bocca, fa salivare e ritrovo il sentore tostato del legno che è denso ma non limita l’evoluzione dell’eleganza. In bocca è snello, asciutto e c’è molta persistenza, finezza e consapevolezza di poter diventare un grandissimo vino! Sicuramente è uno dei migliori di Vinoè 2018!

 

Alberto Marsetti -Lombardia

 

Parlo della Valtellina e di un’azienda speciale a cui sono legato: per la grande simpatia di Andrea, per la qualità dei vini che produce e per il fascino della zona in cui si trova. La Valtellina è un caso studio, perchè si trova in zone frequentate dagli appassionati delle neve ( Bormio e Livigno sono li dietro ), ma è anche atipica per il micro clima che la protegge.

Nonostante sia in alta montagna ha un irradiamento solare medio tra i più alti d’Italia: ciò permette di raggiungere temperature notevoli in estate, oppure anche in queste “mezze stagioni” che non ci sono più. Andrea mi diceva che durante la vendemmia ci sono state giornate con picchi di 34°C: se pensi che stiamo parlando di Alpi, un pò suona strano.

Le altre variabili sono lo scambio termico tra giorno e notte, la disposizione dei vigneti soleggiata, i famosi terrazzamenti che favoriscono un buon drenaggio d’acqua e la fortuna di essere una pochissime zone in cui il Nebbiolo abbia messo le proprie radici ( qua lo chiamano Chiavennasca, ma la sostanza non cambia ). Dimenticavo l’ultima cosa: la vendemmia si fa grazie all’elicottero, perchè non c’è spazio per muoversi tra gli stretti filari. Eccoti una prova della vendemmia di Marsetti:

 

 

Valtellina Superiore Grumello 2014 – 100% Nebbiolo

La 2014 è stata un’annata complicata anche in Valtellina, visto che la sua famosa esposizione solare media è venuta un pò meno durante l’anno. Il vino mi piace già dal colore che è luminoso, lucente ed invitante nel suo rosso rubino scarico di materia colorante.

Al naso sento profumi puliti, fini e con una delicatezza invidiabile: mi arriva un buon gruppo di frutti macerati come mora e ribes, seguiti da una nota balsamica mentolata che è piena, avvolgente e che affascina. Subito dopo ci sono anche note evolutive di tabacco biondo, noce moscata e finissima liquirizia. È un vino elegante al naso e di quella “delicata corpulenta” che invoglia a scoprirlo.

Sento subito un buon calore appena entra al palato, anche se ha un tannino setoso e ben integrato con il resto. Aggrappa, prende possesso del palato ma senza togliere il centro dell’attenzione ad un buon livello di freschezza. Ci ritrovo anche una schietta mineralità e sta virando verso un buon livello di morbidezza. Si beve facilmente, è piacevole, è lungo al palato e ben bilanciato.

 

 

Alberto Marsetti a Vinoè 2018

 

Valtellina Superiore Le Prudenze 2014 – 100% Nebbiolo

Questo è un cru proveniente dal vigneto in omonima località e sempre figlio di quell’annata 2014 un pò atipica per la zona. Ci sono differenze di stile con il Grumello 2014, soprattutto nella vinificazione che in questo caso richiede qualche giorno in più di macerazione. Affina sempre in barrique nuove ed usate per circa 24 mesi, ma esprime la differenza di territorio e di vigneto.

Si assomiglia al Grumello 2014 per la luminosità ed il fascino del rosso rubino, lucente all’infinito. Al naso è un filo più balsamico e mentolato e con una densità olfattiva più importante. Mora in confettura, prugna, arancia rossa essiccata, poi cioccolato extrafondente, tabacco scuro, accenno di cuoio ed un ricordo di potpourri. Si muove elegante e fine al naso, senza nessun sentore che esca dai canoni di fermezza.

Al palato è pieno, carico di sapori e corposo, dove il tannino trova il suo regno per dimostrare la sua forza e potenza. Lo fa sempre con garbo, per cui lascia spazio anche a note fruttate polpose e dense. C’è acidità e tanta freschezza, necessarie per rendere il vino leggero ed equilibrato in tutto il palato, anche in virtù di un calore alcolico ben percettibile. È elegante, lungo in persistenza e con una finezza di gusto che lo fa godere sin dal primo momento.

 

→Ho degustato anche il loro Sfurzat 2013 a Vinoè 2018, ma per quello voglio prepararti una sorpresa: farò una video degustazione dedicata, per cui tieni d’occhio le pagine del blog!

 

Imperiale Bolgheri – Toscana 

 

VinoperPassione a Vinoè 2018

 

La storia del vino recente ci insegna che, anche in una zona ormai affermata come Bolgheri, si possano trovare nuove leve pronte a scommettere di poter emergere in mezzo al mare di grandi nomi. La zona di Bolgheri ne ha tanti di “nomi pesanti” dell’enologia, conosciuti ben oltre i confini nazionali: per cui ci vuole veramente coraggio per avere la pretesa di emergere. Complimenti quindi a Matteo, il titolare dell’azienda.

Ho conosciuto Imperiale di Bolgheri direttamente a Vinoè 2018, non avendo mai avuto l’occasione di berne prima i vini. Purtroppo non ho potuto scambiare qualche chiacchera con il titolare Matteo, ma ci sarà modo di incontrarlo di nuovo in futuro.

Imperiale Imperfetto a Vinoè 2018

 

Imperfetto 2016 – 100% Cabernet Sauvignon

Intanto ti dico un segreto: l’Imperfetto 2016 della cantina Imperiale è al 100% composto da Cabernet Sauvignon. Prima che Imperiale lo creasse, le voci di corridoio la credevano un’uva che, se vinificata in purezza, potesse dare ad un un risultato “imperfetto”:: ecco quindi da dove deriva il nome del vino. È tipico già dai primi sentori che sento al naso, perchè il Cabernet Sauvignon è un’uva che vive tra il contrasto della sua vena erbacea e la possenza dei frutti.

Infatti è così che si presenta l’Imperfetto 2016 ai banchi degustazione di Vinoè 2018: sento distintamente la nota fruttata piena e corposa che che bilancia l’erbaceo di macchia mediterranea, erba fresca e sottobosco. Poi c’è anche un bel pacchetto di spezie e note evolutive, come pepe nero, liquirizia, chiodi di garofano e foglie di thè. Si muove con giusta finezza, dimostrandosi bilanciato nel mixare eleganza e potenza.

Mi piace come entra al palato, con un buon calore alcolico però non troppo invadente. Ha frutti densi e pieni di sapore che avvolgono la bocca, ma senza lasciare quel tono “marmellatoso” e sgraziato dei vini di Bolgheri più commerciali. È un vino fatto con cognizione, ma anche con tanta passione che si percepisce durante l’assaggio. Il tannino è fine, con una capacità di astringenza che si limita a fare bella figura, senza togliere troppo spazio alla morbidezza. Anche l’acidità è giusta ed al pari della sapidità: resta un vino piacevole, ben godibile già ora e che sa come lasciare una buona persistenza al palato.

 

→Il primo articolo su Vinoè 2018 è finito! Nel è!prossimo ti parlerò di una Masterclass sui SOLFITI NEL VINO! Quindi non perderti il mio prossimo articolo su Vinoè!

 

di MORRIS LAZZONI

VinoperPassione

Il vino è semplice da capire, basta avere passione

7 Novembre 2018. © Riproduzione riservata